Una stanza tutta per sé

The London diary & other adventures

So, are you still here?

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For the past year I’ve been working for a lovely agency in South London as a freelance event assistant and this experience helped me so much in developing my skills and improve my capabilities.
After the end of my Master’s degree in Events Management it took me ages to finally find the right job, and while I was checking opportunities I kept on working at what I call “my happy place”, a tiny cafe just in front of where I live in South London.

Fowlds Cafe is one of those places that seems to come out of a fairytales, a minuscule cafe where delicious coffee and home made cakes are served.
The actual cafe was opened by the residents of the neighbourhood, mainly because they really wanted to have a place where the community could meet and interact.
And I have to say, it suits the purpose perfectly.

Fowlds it’s one of those places where all the staff members live around the corner, the customers are pretty much all regulars and they all know each other, so it’s no surprise that a good chunk of them knew about my working situation and my desire to work in events.
Don’t get me wrong, I’ve absolutely loved to work there, it really made me feel at home and part of the local community, and for whoever lives in London you know how difficult is to find a working place like this.

When I left the cafe to start to work at the event agency it was my desire to keep an open door, and I clearly mentioned to the staff and the owners that I was ready to take some shifts sporadically to help out the team if they needed covers.
So I waved the cafe goodbye and I started a new adventure as an event assistant, an adventure that ended last week.

After one year of hard work at the agency I decided to take a break for various reasons and, by pure coincidence, the team at the cafe needed some help this past week end, so I decided to do a couple of shifts as a barista.
Needless to say that I was super happy to be there and to see again all the customers.

Fowlds is the kind of place where customers walk in for their breakfast and they are genuinely interested in knowing how you are and what your up to, therefore I was not surprised when the regulars asked me how I had been during the past year and why I was back at the cafe. I wasn’t surprised, but it me think.

“So, you’re still here?” is a question that I was asked without any kind of malice, I am sure about it, however that “still” made me reflect on where I am in my life, but most of all how my career path seems to be perceived from the people around me.
That “still” implies the fact that coming back to being a barista means stepping back in the career ladder, deciding to be on one side of the counter making coffees rather than being on the other ordering one.

Obviously, not many customers know what happened in detail in my life during the past 2 years and therefore I cannot expect them to understand what it means to me to work at “my happy place”. But from a broader perspective it makes me meditate on the value that we give to the meaning of development, when talking about a job.

Personally, despite the initial bafflement I then started to realise that I am exactly where I would like to be right now, mostly because I am allowing myself to do what makes me happy, and secondly because I have realised how my job at the cafe makes me proud. People often thinks that baristas simply make coffees, however a good barista does much more than just brewing hot drinks… but this is a different story!

My point is, taking come time off from the agency is truly helping me in understanding all the accomplishments that I’ve achieved during the last year by looking at them from a wider perspective.
For the first time in months I have the time to take a proper look and realise what I have done and where I want to go.
And I’ve also realised how working at the cafe is part of me and of what I love to do.

I am happy to be the first person that a customer sees in the morning, I enjoy to welcome them and wish them a lovely day, I truly mean it.
I like to spend hours talking about the most disparate topics with the customers, to ask and to give suggestions when I am asked.
And I have realised that yes, a part of me will always “still” be there behind the counter.

Have you ever had a moment of realisation and really took some pride in what you’re able to do? Have you ever woke up in the morning being happy to be going to work?
If so then you’ll understand how I feel when I am working at the cafe.

But most of all why, in 2017, individuals still have a distorted perception of what true development is? If I had received the same comment a couple of years ago I would have started to question every single element of my choice to leave the agency, but my reaction made me understand that I made some good progress.

Have you ever been in a similar situation?
How did you react?

Italian Version

Durante l’ultimo anno ho lavorato per un’agenzia di eventi nel sud di Londra come assistente freelance e questa esperienza mi ha aiutato tanto a sviluppare le mie abilità e migliorare le mie capacità.
Dopo la fine del mio Master in Gestione degli Eventi, mi sono presa del tempo per trovare il lavoro giusto, e mentre cercavo delle valide opportunità ho continuato a lavorare in quello che io chiamo “il mio posto felice”, un piccolo caffè giusto davanti a dove io vivo, nel sud di Londra.

Fowlds Cafe è uno di quei luoghi che sembrano usciti da una fiaba, un minuscolo locale dove vengono serviti deliziosi caffè e dolci fatti in casa.
Il caffè è stato aperto dai residenti del quartiere, soprattutto perché volevano davvero avere un posto dove la comunità potesse incontrarsi e interagire.
E devo dire che si adatta perfettamente allo scopo.

Fowlds è uno di quei posti in cui tutti i membri del personale vivono dietro l’angolo, i clienti sono praticamente tutti i regulars e tutti si conoscono, quindi non c’è da stupirsi che la gran parte di loro conoscesse la mia situazione di lavoro e il mio desiderio di lavorare negli eventi.
Non fraintendetemi, ho assolutamente adorato lavorare lì, mi ha fatto davvero sentire a casa e parte della comunità del quartiere, e chi vive a Londra sa quanto sia difficile trovare un posto di lavoro come questo.

Quando ho lasciato il caffè per iniziare a lavorare presso l’agenzia di eventi era mio desiderio tenere una porta aperta e ho chiaramente menzionato ai ragazzi dello staff e ai proprietari che ero pronta a fare qualche turno sporadicamente per aiutare il team se avessero ne avuto bisogno.
Così ho preso baracca e burattini ed ho iniziato un nuovo percorso come assistente di eventi, un’avventura si è conclusa la scorsa settimana.

Dopo un anno di duro lavoro presso l’agenzia ho deciso di prendermi una pausa per vari motivi e, per pura coincidenza, il team di Fowlds ha bisogno di un aiuto questo fine settimana, quindi ho deciso di fare un paio di turni come un barista.
Inutile dire che ero super felice di essere lì e vedere di nuovo tutti i clienti.

Fowlds è il tipo di posto in cui i clienti entrano per la colazione e sono veramente interessati a sapere come stai e che cosa stai combinando, quindi non sono stato sorpresa quando i clienti mi hanno chiesto che cosa avessi fatto durante l’anno e perché fossi tornata al caffè. Non sono stato sorpresa, ma tutto ciò mi ha fatto riflettere.

“Quindi sei ancora qui?” È una domanda che mi è stata fatta senza alcun tipo di malizia, sono sicura di ciò, tuttavia quel “ancora” mi ha fatto riflettere su a che punto mi trovo sono della mia vita, ma soprattutto come il mio percorso lavorativo sembra essere percepito dalla gente attorno a me.
Questo “ancora” implica il fatto che tornare ad essere una barista significa tornare indietro a livelli lavorativo, decidendo di essere da un lato del bancone a fare caffè piuttosto che essere dall’altro ed ordinarne uno.

Ovviamente non molti clienti sanno cosa è accaduto in dettaglio nella mia vita negli ultimi 2 anni e quindi non posso aspettarmi che capiscano che cosa significhi lavorare ne “il mio posto felice”. Ma da una prospettiva più ampia mi fa pensare al valore che dobbiamo dare al significato di sviluppo, quando si parla di una situazione lavorativa.

Personalmente, nonostante la perplessità iniziale, ho cominciato a riflettere sul fatto che sono esattamente dove vorrei essere in questo momento, soprattutto perché mi sto permettendo di fare ciò che mi rende felice, e in secondo luogo perché ho capito come il mio lavoro al caffè fa mi renda orgogliosa. La gente pensa spesso che i baristi facciano solo dei buon caffè, ma un bravo barista fa molto di più che servire cappuccini … ma questa è un’altra storia!

Il mio punto è che, prendermi del per staccare dal lavoro in agenzia mi sta davvero aiutando a comprendere tutto ciò che ho realizzato durante l’ultimo anno guardando il tutto da una prospettiva più ampia.
Per la prima volta in mesi ho il tempo di osservare e di capire quello che ho fatto e dove voglio andare.
Ed ho anche capito come lavorare al caffè sia parte di me e di quello che amo fare.

Sono felice di essere la prima persona che un cliente vede la mattina, mi piace dare il benvenuto e augurar loro una piacevole giornata, non lo dico tanto per dire.
Mi piace trascorrere ore a parlare degli argomenti più disparati con i clienti, chiedere e dare suggerimenti quando mi viene chiesto.
E ho capito che sì, una parte di me sarà sempre “ancora” presente dietro al bancone.

Avete mai avuto un momento di realizzazione ed esservi sentiti davvero soddisfatti di ciò che sapete fare? Vi siete mai svegliati la mattina felici di andare a lavorare?
Se è così allora capirete come mi sento quando lavoro al caffè.

Ma soprattutto perché, nel 2017, le persone hanno ancora una percezione distorta di ciò che è vero sviluppo personale? Se avessi ricevuto lo stesso commento un paio di anni fa avrei cominciato a mettere in discussione ogni singolo elemento della mia scelta di lasciare l’agenzia, ma la mia reazione mi ha fatto capire che ho fatto dei buoni progressi.

Siete mai stati in una situazione simile?
Come avete reagito?

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One comment on “So, are you still here?

  1. Lauryn
    8 August 2017

    più di una volta, e la mia risposta è sempre stata: “ma fatti un po’ i caxxi tuoi” ahahaha a parte tutto, può essere spunto di riflessione, ma poi ognuno deve decidere per sé e ci sono tanti felicissimi baristi che rendono altrettanto serena la giornata a chi invece è costretto a fare un lavoro che non gli piace, per cui…certo forse gli altri vedono in te delle qualità che potresti sfruttare, ma ripeto, sei tu a dover decidere alla fine. in passato questa domanda, in particolar modo rivolta al mio lavoro per una particolare azienda, mi risultava ironica (ancora in questo schifo di azienda stai?) e nel mio caso ero davvero combattuta fra la posizione di comfort zone e la situazione davvero non bellissima di quell’azienda. finché ho deciso di fare il salto, mollare tutto ed iscrivermi al corso di webdesign. Ed ho trovato il mio mondo 🙂

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