Una stanza tutta per sé

The London diary & other adventures

Giustificazioni

Per la prima volta in due mesi (o forse di più?) mi siedo ed accendo il PC senza l’ansia di dover iniziare o terminare un report per l’università, e questa cosa mi rende molto felice. Potrebbe sembrare una scusa per giustificare il fatto che ultimamente non sto pubblicando quasi nulla, ma la verità è che negli ultimi mesi ho trascorso molto più tempo a vivere e meno ad occuparmi della raccolta dettagliata dei miei pensieri: bene o male? Opinabile. Io so che arrivo a sera che non ho neanche la forza di lavarmi i denti, figurarsi di scrivere un post. Ciò che mi indispone di più però è il fatto che proprio in quei momenti d’indescrivibile stanchezza mi vengono le idee più fantasiose e le riflessioni più sensate, quelle che dovrebbero essere buttate su carta il prima possibile, quelle che se stai camminando per strada ti fanno fermare e tirare fuori penna e taccuino. La sfiga vuole che questi momenti di lucidità cosmica arrivino sempre quando sono infilata a letto con la bolla al naso, e lo sforzo maggiore che riesco a compiere è rotolarmi da un lato all’altro.

The London Diary

Da settembre a questa parte la mia vita ha ricevuto un gran bello scossone, nell’esatto momento in cui ho deciso di rimettermi a studiare. Vi giuro che non ci credevo nemmeno io, ed invece è successo; per una serie di fortunatissime coincidenze ed eventi sono ritornata sui banchi di scuola, mi sono tuffata nuovamente nel mare della conoscenza, ho intrapreso un nuovo viaggio nei meandri del sapere: insomma, ho ricominciato a dormire 5 ore a notte, dedicare il tempo restante a ricerca , lettura e studio, e nutrirmi di panini di Tesco e cioccolato alle nocciole, dato che non ho quasi mai il tempo materiale per poter cucinare.

Non fraintendetemi, sono felice, felicissima (e stanchissima), l’unico lato negativo della situazione è che sto cominciando ad assomigliare sempre di più ad un omino Michelin in preda ad una crisi di nervi, ma a tutto c’è rimedio e soluzione, tutto passa e se ne va, il tempo scorre e non torna indietro… l’importante è contenere i danni e mettere via cioccolato e schifezze mentre studio (frase scritta mentre ho ancora in bocca un cioccolatino al peperoncino – beata coerenza!).

Dunque partiamo dall’inizio, perché un master? Non mi sono bastati tre anni di studio disperato, notti in bianco, ricerche infinite, week end in pigiama davanti al pc? No. A quanto pare no. Anzi, vi dirò di più: mi mancavano proprio.

Mi mancava quel senso di impellenza, le deadlines, gli articoli da leggere, il colore degli evidenziatori, lo scoprire nuovi punti di vista ed opinioni e questionarli immancabilmente. Mi mancavano un sacco le lezioni, le ore seduta davanti ad ascoltare nuovi concetti ed idee, la nascita di nuovi nuovi collegamenti nella mia mente, le teorie motivazionali, l’ispirazione. Ecco, questo è esattamente il punto.
Nulla nella mia vita mi provocava quella meravigliosa sensazione.
Non ero ispirata da nulla di ciò che facevo e mi trascinavo giorno dopo giorno da casa all’ufficio e dall’ufficio a casa senza avere la minima idea del perché lo stessi facendo, forse per abitudine o per comodità, per la praticità di avere un lavoro a tempo indeterminato che mi permetteva di pagare l’affitto e concedermi qualche minimo vizio una volta ogni tanto. Ma non mi rendeva felice.

Mi sono domandata spesso in questi mesi che cosa voglia dire essere felice, dove finisce il dovere e dove inizia la felicità, ma sopratutto se i due elementi possono convivere e dopo aver passato 3/4 della vita a fare ciò che mi sentivo in dovere di fare e non ciò che volevo fare (differenza sostanziale), il dubbio cosmico non può non venirmi.
Ricominciare a studiare era qualcosa di utile ma non strettamente necessario, avrei potuto tranquillamente continuare con il mio lavoro, eppure ho deciso di stravolgermi un’altra volta. Credo stia cominciando a diventare una sorta di necessità: nell’esatto momento in cui la mia vita sembra aver preso una piega ben precisa e delineata io piglio il mazzo e butto tutte le carte all’aria nuovamente.

Questa volta le carte mi hanno portata a Guildford, nel Surrey, dove da 4 mesi a questa parte trascorro praticamente tutte le mie giornate, dalle 9 del mattino alle 18, alternandomi tra letture, seminari, meetings coi compagni di corso, infinite ore di ricerca in libreria e qualche birra al pub con i miei colleghi. La mia giornata inizia alle 7.00 quando va bene, colazione-bus-Waterloo Station dove quasi tutte le mattine finisco per correre come una pazza per riuscire a prendere il treno. Il ritorno si presenta più o meno nello stesso modo: una vita di corsa.

Insomma, mi tengo impegnata. Anzi no, non mi tengo impegnata. Mi mantengo soddisfatta.

Sono stati mesi difficili, e forse un giorno ne scriverò, quando mi convincerò del fatto che fuori è meglio di dentro e che forse è il caso di liberare un po’ l’anima, quando mi capaciterò del fatto che parlarne è un bene, non solo per me ma anche per chi come me sta come me ma non riesce a parlare come me ora (chiaro, no?), quando mi fiderò un po’ più di me stessa e degli altri e riuscirò a dare il peso giusto alle parole con cui mi esprimo, quando la smetterò di darmi un sacco di giustificazioni sul fatto che scrivere sta diventando complicato, ma proprio perché sto scavando a fondo è essenziale che io continui a farlo, ora che sono arrivata al nervo del problema ma nonostante tutto sto continuando a girarci intorno, guardarlo da vicino, soppesarlo, valutare i pro ed i contro dell’esprimermi.

E convincermi che in fondo, sul fondo di tutto, rimane solo un grande pro che annulla tutti i contro: essere serena con me stessa.

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5 comments on “Giustificazioni

  1. Pingback: TOP Post dal mondo expat  #26.1.15 | Mamma in Oriente

  2. mattiello katya
    27 January 2015

    Carissima …ti leggo sempre con piacere e sono veramente felice per te e soprattutto che hai capito che c’era di meglio in te stessa da fare emergere. Brava, brava soprattutto per i quesiti che ti poni e della tua diffidenza verso la staticità mentale …quando i miei figli (7 anni fa!) sono partiti per studiare in UK ho chiesto loro solo una cosa: essere alla ricerca delle proprie motivazioni perchè sarebbero capitate volte in cui la domanda più impellente, all’improvviso, sarebbe stata che ci stavano a fare lì lontano da tutto e da tutti. Quello che ho potuto fare io come madre e rafforzare il loro concetto di “casa” per farli stare bene con se stessi. Cmq sono felice per te e dei tuoi sforzi e della tua stanchezza …un grande in bocca al lupo e vedrai che tutto ha una ragione per essere … soprattutto mi rivolgo a coloro che pensano che vivere a Londra sia una vacanza e non una grande decisione di crescita quando si decide di farlo veramente e seriamente. Bacio ❤

    • Federica
      2 February 2015

      Cara Katya, ti ringrazio per le tue parole 🙂
      I tuoi figli sono molto fortunati ad avere una mamma come te che li ha aiutati in questo percorso, facendo capire loro che le difficoltà che la vita ci pone davanti devono essere prese con entusiasmo per poter ritrovarsi più maturi e più completi di prima.
      Ti mando un grande abbraccio!

  3. Flaminia
    27 January 2015

    ogni volta che leggo una tua “lettera”, resto impressionata da quanto condivido ogni tua parola. Spesso mi capita di pensare di essere l’unica al mondo che ancora non ha trovato la sua dimensione, la sua soddisfazione personale, lavorativa e di vita. Razionalmente so che non è vero, che tutti abbiamo le nostre paure, ma nessuno ha il coraggio di raccontarle, forse per timore di sembrare deboli, forse per non sovraccaricare la vita degli altri di turbe altrui. Penso che sia bello vedere qualcuno che come te ha il coraggio di raccontare a molte persone, amici ed estranei, le paure, le scoperte e le necessità del proprio presente. Ammiro gli sforzi che stai facendo per rendere la tua vita degna di essere vissuta, ricordata e raccontata. e grazie di condividerlo anche con me/noi.

    • Federica
      27 January 2015

      Una persona una volta mi ha detto che accettare le proprie debolezze è il primo passo per renderle meno incisive nella propria vita: più si cerca di metterle da parte e sopprimerle più si manifesteranno nella nostra vita. Io sto cambiando tanto e sto imparando tanto ed anche se tante volte ho il timore di pubblicare post che potrebbero rendermi “impopolare” (termine da prendere con le pinze), ho deciso di farlo comunque perché so che alla fine ne traggo del beneficio e come me spero anche chi mi legge. Grazie per il tuo commento Flaminia, e grazie per avermi letta 🙂

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