Una stanza tutta per sé

The London diary & other adventures

Swallows

Swallows

In Italia la mia casa si trova in un paese, ne troppo piccolo ne troppo grande.
Uno di quei paesi nei quali ci puoi trovare tutto eppure senti che comunque ti manca qualcosa.
Casa mia si trova lontana dal centro, in una zona del paese che fino a 40 anni fa ospitava solo campi e che oggi si è trasformata nella zona industriale.

La finestra della cucina si affaccia sul cortile, che a sua volta si affaccia sulla strada, una strada tranquilla, senza troppi rumori ne schiamazzi se non quelli dei motorini dei ragazzi che usano le scorciatoie secondarie quando sono in due, per non farsi beccare dalla locale. L’esperienza insegna.

C’è un palo al quale sono collegati i fili dell’elettricità, lo vedo chiaramente stando seduta al tavolo, e l’ho visto per 21 anni della mia vita a colazione, a pranzo e d’estate a cena, luce permettendo.
Mia madre non si siede mai quando fa colazione, sta in piedi davanti alla finestra ed osserva il cielo, qualsiasi sia la condizione meteorologica o la stagione: estate, primavera, inverno o autunno.

Sono cresciuta con l’immagine di mia madre a quella finestra, che osservava i colori del mondo attorno a sé cambiare, i campi sparire, i bambini della via crescere insieme a me, ricordandomi che a San Biagio si mangia quel che avanza del panettone a colazione per proteggere la gola e che i giorni della merla sono i più corti dell’anno.
Ogni anno mi ripeteva le tradizioni, i riti che si sono tramandati di generazione in generazione.

Ed ogni anno a settembre, quando osservava la strada davanti a casa, l’occhio le cadeva sui fili dell’elettricità, sui quali si fermavano a riposare le rondini “prima di migrare per andare al caldo”.
Guarda Fede, le vedi? Si fermano qui un po’ e poi ripartono, vanno dove fa caldo per passare l’inverno, poi tornano a primavera…”
Ed io le guardavo, ma prima di oggi non avevo mai visto nient’altro che dei semplici uccelli.

Mia madre è nata nel segno dell’acquario, segno portato al movimento ed al viaggio, il giorno prima di San Valentino.
Uno scherzo del destino per una donna che ha preso solo 2 aerei in vita sua e che ha vissuto l’amore col contagocce… eppure non avevo mai capito, non avevo mai visto, visto veramente dico, quel velo di tristezza, di malinconia, di incompletezza, che si portava dentro agli occhi quando guardava le rondini.

Alcune cose si mostrano a noi solo quando abbiamo lo sguardo giusto per poterle vedere.
Per me ci sono voluti 26 anni ed un susseguirsi di stagioni che continuerà tutta la vita a ripetersi e che mi troverà sempre con occhi diversi, ad osservare un paesaggio che non sarà mai lo stesso.

È ottobre ora, le rondini hanno attraversato il Mediterraneo ed hanno raggiunto il Marocco, ed io me li immagino gli occhi di mia madre, che guardano i fili della corrente, senza nessuno a cui poter dire che “le rondini vanno al caldo, le rondini stanno per partire”.

Ed io mi sento un po’ dall’altra parte del vetro, appollaiata sul filo dell’elettricità come una di quelle rondini, cominciando a percepire il freddo che arriva, sempre di più, sempre più forte, l’autunno della mia Londra sta arrivando dopo quattro anni, il freddo sta per scendere per le strade, tra le dita, fra i capelli, ma io ancora non le ho le ali giuste per poter attraversare il mare.

Io credo nei segni, credo in quei piccoli, minuscoli segnali che se vengono ascoltati o anche solo minimamente assecondati portano con sé un sacco di domande… ma anche molte risposte.
E dopo aver comprato, quasi per sbaglio o per noia, un libro, mentre aspettavo che iniziasse uno spettacolo a teatro che avrei visto di lì a poco, mi sono ritrovata a leggere a proposito del bamboo cinese.

Dopo aver piantato il seme, non accade nulla per quasi cinque anni – si vede soltanto un minuscolo germoglio. La crescita è interamente sotterranea: pian piano si forma una complessa struttura di radici, che si estende nel terreno sia in verticale sia in orizzontale. Poi, alla fine del quinto anno, il bambù cinese cresce rapidamente fino a raggiungere l’altezza di 25 metri.”

Ora mi sento in bilico sul filo della corrente, con la testa che pigia contro io suolo, ma senza avere ancora le forze giuste per poter spiccare il volo e crescere fino a 25 metri.
Sono irrequieta, lo sono parecchio, e lo sono da tempo.
E quando sto così ci sono solo due cose che riesco a fare: una è scrivere, l’altra è partire.
E non si può solo scrivere per sempre.

 

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4 comments on “Swallows

  1. lauryn77
    23 October 2013

    io farei una raccolta dei tuoi articoli, sono pagine di vita bellissime quelle che scrivi. mai pensato di fare la scrittrice?

    • Federica
      23 October 2013

      Eheh addirittura? 🙂 beh sinceramente no, non ci avevo mai pensato a dire il vero ^_^ credo ci voglia veramente tanto talento se non si vuole rischiare di scadere nella banalità… 🙂

      • lauryn77
        23 October 2013

        quello è vero…però a volte basta l’idea…boh, l’ho buttata lì. mi sembra che scrivere ti piaccia, spesso è terapeutico 😉

      • Federica
        23 October 2013

        Già, è molto terapeutico per me 🙂

        Ci penserò… Nel frattempo ti ringrazio per il suggerimento ^_^

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