Una stanza tutta per sé

The London diary & other adventures

4 years

thumb-2Prima di oggi, quattro anni fa, Londra ancora non esisteva.
Era ancora una di quelle tante destinazioni che avevo toccato durante i miei viaggi, che avevo assaporato con gli occhi da turista e la mente di chi sa che da lì a pochi giorni sarebbe tornata a casa.
Ancora non sapevo che avrei iniziato a studiare, che avrei condiviso la mia casa con almeno una decina di persone diverse, che mi sarei dovuta svegliare alle 4 del mattino per andare a lavorare e pagarmi l’affitto, che mi sarei presa la scabbia, che avrei speso più soldi in aerei che in tutto il resto, che mi sarei innamorata, che avrei visto il London Eye in tutti i colori, che avrei assistito alla costruzione della Shard, che avrei cambiato taglio e colore di capelli, modo di vestire, il genere di musica che ascolto.
Non sapevo che avrei aperto prima una pagina Facebook e poi un blog, che avrei cominciato a collaborare con degli altri blogger, che avrei ripreso a studiare, che mi sarei laureata, che avrei cominciato a dare un senso al percorso che ancora, a 21 anni in Italia, non mi era chiaro.

Poi tutto è cambiato.

Da quando sono qui il mio verbo preferito è diventato “imparare”, perché non passa giorno in cui qualcosa non sfiori la mia vita e mi dia modo di apprendere nuove emozioni, reazioni, lezioni di vita, modi di dire, metodi per gestire lo spazio ed il tempo.
Qui la vita è in continua evoluzione e chi si ferma è perduto, oramai lo so. Me lo ripeto tutte le mattine appena mi sveglio, da quattro anni a questa parte.
E da quattro anni in qua esco di casa tutti i giorni sapendo che se la sera rientrerò senza aver immagazzinato qualcosa di nuovo allora sarà perché qualcosa non va. Ma questo ancora non è successo, quindi la preoccupazione ancora non si è presentata alla porta, semmai il contrario.

Ho imparato che l’inglese che mi hanno insegnato a scuola è valido solo in un posto: a scuola, perché quando si tratta di parlare con l’idraulico, con l’elettricista, con l’agenzia immobiliare, con il tuo datore di lavoro e quando vai a fare la spesa, poco importa che tu sappia dire che “the pen is on the table” e “the cat is under the bed”, e allora devi fare amicizia prima col dizionario, e poi incominciare ad usare le orecchie come un radar ed immagazzinare più che puoi, perché non si può andare a fare la spesa con il Collins sotto braccio.

Ho imparato che gestire il proprio spazio ed il proprio tempo sono due elementi fondamentali se si vuole riuscire ad essere indipendenti, a Londra come a Canicattì, poco importa dove ti trovi: la giornata media non diventa più di 12 ore ma di 16 o 17, nella quale devi farci star dentro tutto, dal lavoro alla spesa, dalla lavatrice alla scrittura di una mail all’agenzia immobiliare (ed all’inizio portano via una quantità di tempo), dal prepararsi la cena al cambiare le lenzuola, da una pinta con gli amici all’andare a pagare una bolletta. Capire dove finiscono i tuoi spazi e dove iniziano quelli dei tuoi coinquilini e viceversa è il fulcro della convivenza, della convivenza pacifica almeno, se così la possiamo definire.

Ho imparato a convivere con gli altri, non sempre con risultati eccelsi, sia chiaro, ma quanto meno a rendermi conto che:
1. chi è un tuo carissimo amico non necessariamente può essere un buon coinquilino.
2. chi non è un tuo amico stretto potrebbe rivelarsi il coinquilino perfetto perché non si prende le libertà che potrebbe prendersi un tuo amico.
Ma questa, ovviamente, è solo la mia esperienza.

Ho imparato che a Londra non si mangia male come tutti dicono, per niente. Anzi, quando sono a Londra mangio molto bene, ma chiedetelo ad un turista medio e vi dirà che a Londra si mangia da cani, il che é riconducibile o alla difficoltà di palato del suddetto turista oppure, molto più semplicemente, al fatto che quando si è in vacanza difficilmente si corre da una parte all’altra della città per mangiare in un ristorante che sia buono ed economico. Ne trovi uno che sembra affidabile e ad un prezzo decente e ti ci butti, la maggior parte delle volte rischiando una sola. Qui ordino tailandese online e mi arriva mezz’ora dopo, ho mangiato una delle pizze più buone della mia vita e se stasera decidessi di mangiare carne di coccodrillo al 90% troverei un posto dove la servono.

Ho imparato che fare la spesa è un’arte, ed ora do un senso alle ore che mia madre ha sempre speso per cercare le offerte migliori, perché se qui capisci dove puoi andare a comprare frutta e verdura che non sappiano di muro, ad un prezzo abbordabile, hai vinto la lotteria della vita.
Ho imparato ad avere delle scandenze e degli orari e rispettarli: dalla bolletta all’affitto, arrivare a lavoro puntuale, fare un favore ad un amico per tempo.

Ho imparato che cambiare tube a Green Park non è una saggia idea, così come non lo è cambiare a Bank per prendere la Waterloo and City se sei scesa dalla Jubilee. Ho imparato che se fissi un appuntamento ad Old Street non puoi dire ad un amico “Vediamoci all’uscita!”, perché ne ha 86, tutte sparpagliate intorno ad una rotonda grande quanto il mio paese; che alla tube di Camden Town tira sempre un vento della miseria, sa Dio perché, che se devo andare a Covent Garden il sabato pomeriggio è un po’ da incoscienti arrivarci in tube, perché rischio di infilarmi in uno dei gironi dell’inferno pieno di turisti in preda a labirintite (il che vale un po’ anche per Leicester Square e Piccadilly Circus).

Ho imparato che l’N35 il venerdì ed il sabato notte dopo la mezzanotte e mezza sono NO, ma proprio NO, a meno che non si voglia sguazzare nel vomito in un olezzo di pollo fritto, che il 148 vibra, vibra un sacco e se ti siedi nei sedili sul retro sembra di stare su una di quelle poltrone da SPA che fanno i massaggi alla schiena, che il 176 ha alcuni sedili troppo alti e quando ti ci siedi devi stare con le gambe a penzoloni e che il 12 fa uno dei percorsi più belli di tutta Londra, sempre se non si rimane bloccati a Trafalgar Square per 1 ora e mezza.

Ho imparato che a Londra ci sono italiani di due tipi: quelli tosti ed in gamba ed i rincoglioniti cronici. Esperienza personale, ma nella stragrande maggioranza dei casi vie di mezzo non ne ho ancora incontrate.

Ho imparato che tutte le persone che ho avuto la fortuna di incontrare mi hanno illuminato la vita, ognuna a suo modo, ognuna con un colore diverso, ognuna con un modo tutto personale ed unico, ma mi hanno illuminato il percorso quando sembrava che non ci fossero manco più i fiammiferi per poter far luce. Alcuni se ne sono andati, e mi hanno insegnato che Londra è un porto di mare, che la gente viene e va, altri sono ancora qui e sono parte dei miei giorni, mi vivono nel quotidiano, sono diventati miei pezzi di cuore e so che un giorno, quando me ne andrò, mi mancheranno tanto quanto mi mancano i miei pezzi di cuore che ho lasciato in Italia 4 anni fa.

Ho imparato che il romano è un dialetto bellissimo, che il marchigiano per me è incomprensibile, che il napoletano mi fa sorridere, che il torinese mi sa di cioccolato e che la mia stessa cadenza sentita qui per le strade di Londra mi fa scoppiare a ridere. Ho trovato pezzi di cuore in ogni dove e so che si porteranno dietro un po’ di me per tutta la vita tanto quanto io farò con loro.

Ho imparato che il mondo è bello perché è vario, e che esistono persone completamente diverse, che hanno gli ideali più disparati, gli obiettivi più ambiziosi, le motivazioni più assurde e i metodi per raggiungere ciò che vogliono più elaborati. Tutti diversi eppure tutti con una cosa in comune: la voglia di mettersi in gioco e di andare sempre oltre le proprie aspettative, di dare di più, di conoscere di più, di capire di più.

Ho imparato che chi ho lasciato in Italia ed ha deciso di rimanere nella mia vita, nonostante la lontananza, ha fatto una scelta, non è capitato per caso: bisogna scegliere di voler trovare del tempo, bisogna scegliere di dedicare dei minuti ad una telefonata su Skype piuttosto che ad altro, bisogna scegliere di spendere del tempo scrivendo una e mail anziché guardare la televisione. Si sceglie di trovare del tempo anche quando sembra proprio che non ce ne sia. Anche io ho imparato a fare delle scelte, a trovare il tempo, a trovare il modo per poter stare vicino a chi mi sceglieva a sua volta, dimostrando che la lontananza è solo un fattore geografico, non emotivo, nel nostro caso.

Ho imparato che persone che credevo mi conoscessero meglio di me stessa in realtà non avevano la minima idea di chi fossi, che non servono 10, 11, 12 anni per poter dire di conoscere una persona, perché in realtà non basterebbe una vita intera.
Ho imparato che nella mia vita incontrerò persone nuove, ne abbandonerò delle altre, non per cattiveria, ma semplicemente perché i rapporti sterili non sono destinati a crescere, se mentre si cresce si cresce in direzioni diverse e non si riesce più a trovare un punto d’incontro.

Ho imparato che anche chi è nella mia vita da poco più di un anno è riuscito a rivelarsi incredibilmente sorprendente, un appiglio nei momenti di sconforto, persone che mi fanno sentire importante per il solo fatto di essere al mondo, perché in qualche modo condividiamo un pezzo di vita, una passione, un sentimento, una birra, un attimo fugace tra un viaggio e l’altro o una cena parlando di affitti e di lavoro.

Ho imparato che c’è chi c’è, sempre e comunque, indipendentemente dal fatto che vi siate sentiti il giorno prima o un anno fa, ci sono quelle persone che ci sono. Punto. Incondizionatamente e senza richieste in cambio se non il desiderio di vederti felice, e fanno di tutto per far sì che questa cosa succeda. Persone d’oro, da portare sul palmo della mano.

Così come ho imparato che chi non ci vuole essere semplicemente non c’è, nonostante i tentativi di venirsi incontro, di fissare un appuntamento, un caffè, un aperitivo, un cinque minuti prima che parto dai che ci vediamo. No, non ci siamo mai visti.
Ho imparato che i peggiori sono quelli che “Dai vengo a trovarti” e poi spariscono per anni finché non si ricordano all’occorrenza di quanto siete stati amici una volta e che, guarda te, hai la possibilità di poter dare loro un tetto sotto cui stare durante la loro vacanza in capitale britannica, o anche solo qualche buon consiglio su alberghi, pub, ristoranti, locali, musei, scuole di danza, cinema, negozi, pure il parrucchiere si sa mai che mi vien voglia di tagliare i capelli.

Ho imparato che niente tiene incollati due amici, niente può fare da ago e filo: amici in comune, interessi, figli, ricordi, niente..se non il puro desiderio di essere parte l’uno della vita dell’altro. Perché se manca quello manca tutto, ed allora non c’è “collante” che tenga.

Ho imparato che se ami qualcuno sul serio lo amerai sempre e comunque, nonostante la distanza, nonostante il tempo, nonostante le strade che si dividono, nonostante le scuse che ti racconti ogni giorno, nonostante i nonostante. Lo ami e basta e sai che avresti continuato a farlo anche se fossi stata dall’altra parte del mondo, anche se non ti sai dare un perché, anche se alla fine sai che è meglio di no, perché no, perché come si fa, l’incompatibilità, poi siamo diversi, siamo lontani, siamo due anime in burrasca, per motivi diversi, ci trascineremmo nel vortice, poi c’è un altro ora, c’è quell’altra poi, abbiamo la testa in catene, il cuore in gabbia ma le mani libere di sfiorarci fino a farci del male. Ma solo quelle non fanno, no non fanno.

Però ami, in silenzio, da lontano, nel tempo, continui ad amare.

Ho imparato, durante tutti i miei andirivieni, che non sempre chi vorrebbe che tu ti fermassi ha il coraggio di dirtelo in faccia, ti si trascina dentro tutta la vita sperando che tu un giorno ti possa svegliare e capire, che tu decida di tornare di tua spontanea volontà, ché non si può tornare per qualcun altro, non si fa. E per cosa si torna allora?

Ho imparato che sono pochi quelli che mi chiederanno di tornare, e c’è chi l’ha fatto, ed ho imparato a tenermi insieme il cuore ogni volta che succede dicendomi che non posso tornare indietro perché mi è stato chiesto, che ci vuole di più, molto di più, ma cosa ancora non l’ho capito.

Ho imparato che quando scrivo una parte di me si spacca, ogni volta.
Ho imparato che ci sono delle canzoni che non potrò ascoltare mai più.
Ho imparato che i miei occhi cambiano colore con il cielo di Londra.

Ma più di ogni altra cosa ho imparato che l’amore che provo per questa città va oltre tutto.
E che come tutti i miei grandi amori finisce sempre per lasciarmi con gli occhi salati, ma a differenza di tutti gli altri rimane, lei rimane sempre, con il vento che mi accarezza e capelli e mi asciuga le guance, con il sole che mi illumina il viso, con le sue strade infinite da poter percorrere quelle volte che scorro la rubrica del telefono e non esiste niente e nessuno che riesca a capirmi come mi capisce lei.

Non ho classe, bevo birra e Jack e coca, fumo come se non ci fosse un domani e alle fermate del bus aspetto con il trucco sbavato. Ascolto Florence, Mumford and Sons, Laura Marling e Matt Corby e canto mentre sono seduta guardando Londra. La piega non mi tiene mai ed odio i tacchi, vesto solo di nero e mi piace il vento del Tamigi, quello che ti lascia i capelli arruffati ed una gran voglia di urlare. Non so essere femminile ma quanto meno so essere vera, e quando provo a fingere i miei occhi di ingrigiscono, diventano un pallido riflesso di ciò che sono ma che non riesco ad esprimere al di fuori di me.
Non amo gli estremismi, di nessun tipo, credo nell’equilibrio della mente, del corpo, delle sensazioni e delle emozioni, anche se poi non riesco mai a trovarlo. Londra è me, io sono Londra, ci incontriamo a metà strada in un sentiero che ancora forse non ho i piedi giusti per poter percorrere ma che calpesto nonostante i dubbi, che son sempre tanti. E la musica mi salva, mi salva sempre.

Ho imparato ad amarmi, ad accettarmi, a capire che al di là di tutto posso solo diventare una versione migliore di me stessa ma che alla fine, rimango sempre io.

Questo Londra lo sa.
E a lei va bene così.

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12 comments on “4 years

  1. stanze a londra
    19 November 2013

    Bellissimo Blog!!! i tuoi articoli sono troppo interessanti!! ti seguo con interesse!!!

  2. the LondonHer
    2 October 2013

    Per me oggi sono “solo” otto mesi, ma molte delle tue sensazioni sono anche le mie.
    Buon quarto anniversario Londinese!

  3. lauryn77
    2 October 2013

    adoro questo tuo post 🙂

    • Federica
      22 October 2013

      Grazie mille cara… e perdonami per il vergognoso ritardo nella risposta XD
      Un abbraccio! 🙂

  4. Erika
    1 October 2013

    …difficilmente scrivo commenti ma a questo post devo proprio scrivere.
    Vivo nelle tue parole, nei tuoi racconti quello che sogno di vivere da una vita che spero di realizzare al più presto. Leggendo ho sentito delle emozioni percorrermi e in certi punti mi sono ritrovata. Devo tornare a Londra almeno una o due volte l’anno e ogni volta che tocco terra inglese mi sento a casa, cerco di viverla non da turista andando a cercare quel caffè dietro l’angolo o quella passeggiata o quello scorcio che non è segnato sulla guida.
    Scusa se mi sono permessa di scrivere tutto questo ma è un ringraziamento perchè ogni lettura è come ritrovarsi davvero sotto il London Eye.
    Ciaoo! 😀

    • Federica
      1 October 2013

      Erika ma che scherzi? É un piacere leggerti, non sai quanto mi rende felice sapere di aver trasmesso emozioni a chi mi legge, é sempre un’emozione anche per me.. Sapere che poi condividiamo l’amore per Londra mi fa ancora più piacere… 🙂

      Spero di ritrovarti presto qui sul blog ^_^
      Un abbraccio!!

  5. Flami
    1 October 2013

    Ogni volta che leggo un tuo “racconto” mi sento più in pace con me stessa e con la mia scelta di andare lontano – anche se per poco, ma forse tra un po’ per molto di più. Grazie per la semplicità con cui racconti la tua vita e la tua esperienza, e complimenti per tutto: il coraggio di partire ma anche di raccontare te stessa così, la franchezza con cui lo fai, il divertimento che riesci a trasmettere.

    • Federica
      1 October 2013

      Grazie Flami, sono io che devo ringraziare te 🙂
      Spero che il tuo viaggio ti porti a raggiungere ciò in cui credi, qualsiasi sia la direzione che prenderà.
      Ti auguro il meglio 🙂

  6. maria francesca
    1 October 2013

    ti seguo da un pò in rigoroso silenzio..aspetto pazientemente la mail che mi comunica che c’è un nuovo post e corro subito a leggerlo..mi rivedo in tante cose che dici e condivido l’amore per qst città..mi verrebbe voglia di condividere la mia esperienza all’estero che se pur più breve della tua mi ha cambiato profondamente e anche se sono momentaneamente ritornata al punto di partenza nn faccio altro che fare piani per espatriare ancora una volta e spero che la prossima sia qll definitiva.mi hai acceso il cervello quasi mi viene voglia di scrivere ma nn so perchè non riesco a far uscire i pensieri.. sono come incastrati e finisco per scrivere inutili banalità…allora in silenzio torno a leggerti.un abbraccio da una tua “follower” siciliana 🙂

    • Federica
      1 October 2013

      Scrivi Maria Francesca! Se non per qualcun altro, quanto meno per te… rileggere i tuoi pensieri dopo tempo ti assicuro che ti farà bene, fa sempre bene 🙂
      Non esistono le banalità nella vita, ogni minuscolo pezzetto è parte di ciò che rende le nostre giornate NOSTRE, ma sopratutto vere.
      Spero di rivederti presto qui sul blog 😉
      Un abbraccio!

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