Una stanza tutta per sé

The London diary & other adventures

Stand by

Stand byOggi Londra mi sembra sospesa in un tempo infinito ed ovattato, saranno le nuvole, sarà il grigiore, ma guardando il cielo mi è sembrato che il tempo di fosse fermato, una giornata senza capo né coda.
Ogni tanto mi capita di provare questa strana sensazione, come se i minuti avessero un peso diverso, e se non fosse per la mia musica che mi ricorda lo scandire dei secondi, potrei anche credere che sia tutto in stand-by.

Guardo le persone correre e cerco di dare un senso a tutto questo affannarsi, a questa continua maratona, tutti che corrono, tutti che si muovono sempre più veloce… ma dove andranno mai?
È un tempo sospeso fra i respiri, fra uno sguardo all’orizzonte, alle luci del London Eye ed un altro allo specchio, a me stessa.
Anche la distanza mi sembra che abbia uno spessore diverso, mai quanto in questi momenti mi rendo conto di quanto sia un concetto relativo, ed in certi sensi assolutamente irrilevante.

La distanza si crea, si modella, si desidera in certi casi, e mi ritrovo a vivere in un limbo nel quale tutto mi sembra girare al contrario: chi è vicino dovrebbe allontanarsi, chi è lontano dovrebbe avvicinarsi, dove c’è amore si trovano scuse e dove ci sono scuse si cerca l’amore.
Vorrei sentirmi pronta per poter scrivere di tutto, di tutto questo, ma forse ancora semplicemente non ho le parole adatte, o forse semplicemente non riesco a farlo perché vorrebbe dire indirizzarti verso l’uscita in maniera definitiva, ed ancora non ne sono pronta.

Ci sarebbe un modo semplice, ma tu lo sai, la semplicità non rientra nel nostro vocabolario, come se complicarci la vita fosse sempre stata la scelta migliore. Perché si sceglie anche questo, già.
Ma non voglio scrivere nella nebbia, scagliando parole scambiandole per pietre, no, per quello ci sarà tempo.
C’è un tempo per vivere, ed un tempo per scrivere, e ancora tutto quello che c’è di irrisolto deve restarsene lì dov’è, in un cassetto che ci siamo divertiti ad aprire a mesi alterni, quando la distanza sembrava annullata, quando le tue tasche erano lì e le mie mani ci si tuffavano sfuggendo dal freddo, quando credevamo che fosse facile, che tutto si potesse mettere in pausa al decollo di un aereo.
Io, che alle pause non avevo mai creduto, ho scoperto una dimensione nello spazio e nel tempo che può funzionare solo per noi.
O almeno, poteva.

Esiste un luogo, uno spazio ed un tempo nel quale le mie mani sono ancora nelle tue tasche, la musica suona ancora, il freddo è meno tagliente, e noi possiamo permetterci di essere noi.
Ma non è qui e non è adesso, e il cielo di Londra sembra ricordarmelo in ogni momento con i suoi colori.
Vorrei imparare la facilità delle parole, lasciare le metafore, i doppi sensi, i silenzi.
Ma con te non è facile, non lo è stato mai.

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This entry was posted on 27 March 2013 by .

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