Una stanza tutta per sé

The London diary & other adventures

Dad

DadGrazie, per esserti fidato di me quando ti ho detto che sarei partita, che me ne sarei andata, tu hai capito.
Mi hai guardata incredulo ma senza chiedermi il perché, non ce n’era bisogno, sapevi che tutto ciò che mi circondava mi stava troppo stretto e che io la possibilità di andare via ce l’avevo, ce l’avevo lì fra le mani.

Mi hai semplicemente domandato quanto tempo sarei rimasta lontana, ed hai azzardato un “Ma sì, tanto fra un mese sei di nuovo a casa, te lo dico io!”, con un tono di sfida che nascondeva tanta speranza.
Ma non mi hai fermata, mi hai lasciata andare dov’era giusto che io andassi.

So che da quando non ci sono il tempo sembra essersi fermato, che le giornate vengono scandite da un ritmo diverso senza la mia musica che riempie l’aria di casa.
Non c’è più la mia voce che urla frettolosa che sto uscendo, o che domanda dove sono state messe le mie scarpe preferite, che come al solito non trovo.

So che l’aria si è appesantita, facendoti sentire la vecchiaia sulle spalle come la si percepisce solo dopo che i propri figli hanno preso il volo, si sono lanciati in mare aperto ed hanno salutato la riva di casa con la mano, lasciandosi dietro troppi ricordi e spigoli.
Lo percepisco ogni volta che torno, il silenzio, la staticità di un mondo che sembra essersi fermato nell’esatto momento in cui sono partita, in ogni minimo particolare.
Anche la mia camera, che ancora ad oggi ha sempre il letto pronto, con le lenzuola fresche e le tende che profumano di pulito, la scrivania ordinata con le mie foto, i miei libri spolverati sugli scaffali, perché tutto deve essere pronto, nel caso in cui io decidessi di ritornare a casa.

Eppure non mi hai mai chiesto di tornare, non mi hai mai fatto pesare la decisione che ho preso qualche anno fa, quel giorno in cui ho capito che l’unico modo per potermi salvare ed essere davvero me stessa era allontanarmi il più possibile da quelle quattro mura, da quel paesino pieno di finzioni e contraddizioni e scoprirmi con l’esperienza, via da tutto quello che era stato il mio mondo e la mia aria per troppo tempo, fino al punto di farmi dimenticare chi fossi.

Mi hai insegnato che il sacrificio è alla base di tutte le conquiste della vita, e che senza di esso niente vale la pena di essere vissuto.
Non hai mai creduto nelle conquiste facili, per questo hai sempre scelto gli obiettivi più faticosi, quelli che ti hanno fatto spendere la vita lavorando sodo.
Mi hai insegnato che lamentarsi senza agire non serve a nulla, ad alzarmi dal letto e prendere in mano la vita anche nei giorni più neri, a farmi forza anche quando tutto sembra fuori controllo, che c’è sempre una soluzione.

Sono lontana, eppure mai come adesso mi sembra di averti vicino, che mi tieni una mano sulla testa per evitare che mi faccia male contro qualche spigolo troppo basso, come quando ero una bimba.
Forse ancora oggi non sono in grado di evitarli come dovrei, anzi, alle volte sembra quasi che ci vada a sbattere di proposito, ma so che la tua mano resterà sempre lì, per proteggermi, per far sì che gli angoli appuntiti della vita non mi facciano troppo male, per far sì che io intraprenda la giusta strada e che non mi perda, per far sì che io creda sempre in me stessa e dia un senso alla mia vita.

Per tutto il resto una soluzione si troverà, perché c’è sempre una soluzione.

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2 comments on “Dad

  1. Holly
    13 May 2013

    Ciao,manco da un pò dal tuo blog e mi sto rileggendo i post che ho perso..
    Che dire di questa lettera?E’ bellissima. Hai proprio ragione quando dici che,a casa,il tempo sembra fermarsi quando noi partiamo,come se i nostri genitori aspettassero il nostro ritorno da un momento all’altro.Ma è bello così,e altrettanto lo è sapere che non ci fanno pressioni per tornare,ma che capiscono le nostre scelte. E’ in quei momenti che mi rendo conto di essere molto fortunata,e immagino lo sia anche tu.
    Un abbraccio

    • Federica
      17 May 2013

      Ciao Holly, bentornata 🙂
      Grazie mille, sono felice che ti sia piaciuta.. è difficile che io scriva della mia famiglia o dei miei parenti, però lasciandomi andare mi sono resa conto che sono riuscita ad esprimere dei pensieri che mi portavo dentro da troppo tempo. Spero che un giorno troverò il coraggio di farla leggere anche a lui 🙂

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