Una stanza tutta per sé

The London diary & other adventures

8 Marzo

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Quando gli parlo, parlo a una persona,
quando mi parla, parla a una donna.
Questo mi umilia.

Ma lui ritiene che dovrei sentirmi lusingata
perché non ci si dimentica che sono una donna:
se lo dimenticasse,
vorrebbe dire che non sono una donna.

Non riesco a sentirmi lusingata perchè non lo si dimentica
anche se sarebbe umiliante che lo si dimenticasse.
Mi umilia che si pensi al mio sesso.
Mi umilia che non ci si pensi.

È facile per lui dimostrare
che è dentro di me che qualcosa non va: allora cosa vuoi?
Manchi proprio di logica, e sorride,
perche è cosa nota che le donne macano di logica.

Eppure io lo so che è giusto così.
Quando gli parlo, parlo a una persona completa
che è anche un uomo, parlo a una totalità
e questo non mi crea problemi.

Ma quando gli dico di parlare a tutta la mia persona,
lui capisce che gli chiedo di dimenticare che sono una donna.
Quando lo invito a concepire che sono una totalità,
lui capisce che deve togliere una delle parti.

Per me lui è persona-e-uomo,
per lui io sono persona o donna
vuole che io scelga fra le due
(e lui preferisce donna).

Insomma tu parli al mio culo.
Prendi la parte del tutto.
Sei tu a fare errori di logica.

Poesia scritta nel 1972 da una donna francese che ha deciso di conservare l’anonimato.

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This entry was posted on 8 March 2013 by and tagged , , , , , , .

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