Una stanza tutta per sé

The London diary & other adventures

Silence

Silence Ci sono dei momenti nella vita nei quali un po’ di silenzio è necessario.
Quei momenti nei quali rintanarsi nei propri pensieri ha una forza maggiore del bisogno di discuterne con altri, semplicemente perché anche tentando di parlarne non ci si riuscirebbe a dovere, non si riuscirebbe ad essere esaustivi.

La soluzione migliore sembra sparire, lasciando solo qualche piccola traccia dietro di sé per far sì che ci circonda sappia che, se ce ne siamo andati, è per un motivo, anche se non sempre ci ricordiamo di dire quale sia.

Forse, è più semplice mettere da parte chi ci ha supportato anche nei momenti peggiori, lasciare fuori da tutto quel delirio mentale le persone che sarebbero in grado di ascoltarci, perché in realtà i primi a non essere in grado di farlo siamo proprio noi stessi.
Scandire le parole a voce alta, a lettere cristalline, è un atto di coraggio nei confronti di sé stessi, implica la capacità di riuscire ad ammettere ciò che stiamo pensando, la diatriba interna che non ci dà pace.

Parlare di un problema che ci affligge comporta l’accettazione del problema stesso, innanzitutto, ancor prima di iniziare a struggerci nella ricerca di una possibile soluzione, è il primo passo verso la svolta, anche se a prima occhiata può sembrare ancora lontana e difficoltosa da raggiungere.
Parlare porta all’apertura verso il confronto, alla possibilità di udire che le opinioni dei nostri amici siano diverse dalla nostra, ad una maturazione personale, oltre che alla crescita all’interno di un gruppo.

Eppure il silenzio ogni tanto ci sembra la soluzione migliore, perché in fondo, non parlare significa mettere un dilemma da parte, lasciarlo lì, nella speranza che prima o poi ci si dimentichi addirittura che sia mai esistito. Vane speranze.
Il silenzio dovrebbe essere un momento di pace, di arricchimento, di contatto con chi ci circonda e con noi stessi, non un modo per scappare dai problemi che ci affliggono.

Sparisci perché credi sia più facile affrontare la vita, perché continuare a parlare non porta a nessuna soluzione, ma così facendo lasci dietro di te una quantità infinita di possibilità di crescita, e sopratutto neghi a chi ti circonda la possibilità di aiutarti e di dimostrarti che ti vuole bene.
Non distinguo le persone riservate da quelle  più espansive, poiché tutti, a mio avviso, dovrebbero avere nella propria vita almeno una persona con cui potersi sfogare ed analizzare ciò che stanno vivendo in una maniera più completa, prendendo in considerazione varie sfaccettature della propria situazione.

Rinunciare a tutto questo limita la propria apertura verso il mondo, la possibilità di scoprire che in fondo non siamo gli unici a vivere determinate sensazioni, che alcuni ostacoli possono essere aggirati in diversi modi, che forse esiste chi è in grado di prenderci l’anima fra le mani e di rimetterla in sesto, darle un ordine, un senso, come con i pezzi di un puzzle.

Eppure, il silenzio a volte ci sembra l’unica cosa da poter mettere in atto.
Perché una parola, anche solo una, ci sembra troppo, troppo difficile da poter affrontare.

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