Una stanza tutta per sé

The London diary & other adventures

Ma io, mi sento italiana?

ItaliaOxford Street, 21.15.
Esco dalla scuola di danza nella quale ho terminato da poco una delle mie lezioni settimanali.
C’è una bell’aria frizzante per la strada, piove, o forse è semplicemente nebbia, quella talmente densa che si riesce a toccare con mano.
Qualche passante con l’ombrello aperto, borse dello shopping cariche di regali, pacchetti e buste.
Oxford Street in questi giorni è particolarmente frenetica, tra la massa di turisti che si è riversata per le strade e londinesi che si dedicano alle compere natalizie, non è decisamente rilassante passeggiare in questa zona di Londra.
Almeno, non per me che lo faccio già da qualche tempo e ho potuto assaporarla in situazioni più tranquille.

Eppure, chissà com’è, il caos più totale è difficile da incontrare a Londra: mi è capitato di rimanere bloccata nella folla di Portobello Road il sabato, o a Camden Town la domenica, per i mercati, ma in ogni caso aleggiava sempre nell’aria un certo contegno, un certo ordine.
L’atmosfera londinese la ritrovo anche in questo.
Cammino costeggiando i negozi, che oggi, come ogni giovedì, rimangono aperti fino alle 22, sbircio in qualche vetrina mentre mi dirigo verso la metropolitana di Bond Street.
Affondo le mani nelle tasche, sperando di riuscire a godere di un po’ del calore che offrono.
Arrivo alla fermata, entro nel centro commerciale che porta ai gate d’ingresso, lascio che la mia Oyster tocchi i sensori e mi avvio verso la Jubilee line, come ogni giovedì sera.
Per essere le 21.30 di un giorno settimanale c’è più movimento del solito, ma tutto scorre liscio, le persone tengono la destra sulle scale mobili e camminano ordinate verso la loro piattaforma, come tante piccole formichine.

Gli inglesi sono famosi per questo, per il loro amore per le code, per la loro organizzazione, per la loro puntualità, che si rispecchia in tantissimi elementi di Londra.
In tre anni ho imparato che, escluso forse il venerdì sera nell’east London, ovunque è richiesto implicitamente un certo decoro, autocontrollo ed educazione.
Poche volte mi è capitato di incontrare persone sgarbate, ogni volta che ci si strattona per sbaglio nella ressa scusarsi è sempre d’obbligo, e raramente ho visto persone urlare sulla metropolitana.
È difficile spiegare a parole l’atmosfera che regna, ma vi posso assicurare che si distacca notevolmente dalla caciara italiana, per la quale siamo così tanto famosi all’estero.
Salgo sul vagone, prendo posto, tiro fuori il mio libro e mi metto a leggere.
Senza musica che mi rimbomba nelle orecchie percepisco chiaramente tutte le voci che mi circondano, e non posso fare a meno di notare un gruppo di ragazzi che si siede qualche sedile più in là.

Sono una decina, tra ragazzi e ragazze, avranno sui 20 anni, e hanno tutta l’aria di essere italiani.
Gli italiani all’estero si riconoscono al volo, è chiaro e cristallino come la luce del sole, anche senza che dicano una parola.
Ridono, tanto, rumorosamente, forse un po’ troppo.
Due ragazze sedute una di fronte all’altra di mettono a fare la “bicicletta”, unendo i piedi e simulando l’atto di pedalare, sempre ridacchiando.
Parlano di un corso di lingua, gesticolano, alzando sempre di più la voce parlando l’uno sull’altro.
Fino a qui niente di particolarmente anomalo, per un gruppo di ragazzi in vacanza studio a Londra, anche se forse a 20 anni un pizzico di contegno in più sarebbe gradito, ma sono felici, sono in vacanza e va beh… sono italiani.
Alzo lo sguardo ogni tanto, cacciando loro delle occhiate oblique e noto che i passeggeri seduti in fronte a me fanno altrettanto.
Prima fermata, una voce ricorda ai passeggeri che si tratta di Green Park.

Non so cosa dev’essere risultato particolarmente divertente, ma uno dei ragazzi, seduto vicino a me, comincia a scimmiottare la voce, il cui accento è molto, molto british.
Ma d’altronde che ci si può aspettare? Siamo a Londra.
Una ragazza, seduta accanto a lui, comincia ad imitarlo, e nel giro di 4.5 secondi mi ritrovo in un vagone con un gruppo di 10 ragazzi italiani che simulano la voce della tube ridendo come degli idioti.
Incominciano ad imitare anche le altre frasi che la voce ripete, come al solito, ad ogni fermata, “Mind the gap between the train and the platform”, “Mind the closing doors” e via dicendo.
Il resto dei passeggeri guarda i ragazzi strabuzzando gli occhi, mentre io affondo sempre di più il viso paonazzo nella sciarpa di lana, pregando che la smettano al più presto di rendersi ridicoli.
Ricordo di avere in mano un libro, e mi viene naturale, purtroppo, coprire il titolo scritto in italiano, con il palmo della mano.
Nest stop, Westminster.

Il vagone si riempie e salgono un paio di signore asiatiche, sulla cinquantina. Chiedo ad una delle due se desidera sedersi, le cedo il mio posto, ma lei mi guarda sorridendo e mi dice che scenderà fra un paio di stop.
Il gruppo di italioti sta continuando il suo show, noncurante degli sguardi delle persone che anzi, sembrano accendere ancora di più in loro la voglia di rendersi ridicoli.
Iniziano a parlare di un loro compagno giapponese e anche in questo caso cominciano a simulare delle parole in una lingua asiatica a me sconosciuta (e credo proprio anche a loro), ovviamente sempre urlando.
Sto raggiungendo un livello di autocontrollo massimo, dato che l’istinto mi dice di alzarmi e di dire loro qualcosa (che stanno facendo una figura di merda ad esempio?) ma poi una vocina mi fa notare che mettermi a parlare in italiano davanti a tutti vorrebbe dire ammettere di provenire dalla stessa patria degli ebeti che sono seduti davanti a me.
La ragazza seduta di fronte a me, seduta a sua volta accanto ad uno dei ragazzi che fa più casino, mormora all’amica qualcosa, e l’unica parola che riesco a percepire chiaramente è “villain”.

Peggio di così non può andare, o forse sì, ma in ogni caso sono felice di non vedere come terminerà la scena perché a Waterloo levo baracca e burattini e mi lancio fuori dalla tube in fretta e furia.
Prima di venire a Londra non mi sarei mai aspettata di poter vergognarmi così tanto dei miei connazionali, al punto da voler nascondere il fatto di essere italiana.
Sono sempre stata fiera della nostra storia, del nostro passato, delle nostre tradizioni, eppure sempre più spesso quando mi guardo attorno non posso fare a meno di notare che una buona fetta degli italiani che incontro lungo il mio percorso se la meritano tutta la definizione di italioti.

Spesso mi capita di leggere su Facebook a.k.a. lo specchio dell’anima o di sentire conversazioni, italiani proclamare che “Noi, quando andiamo a casa degli altri, non ci permettiamo…!!”.
Non ci permettiamo di fare cosa? Di dire, che cosa esattamente?
L’unica cosa che mi viene da pensare è che forse non ci permettiamo di essere educati e rispettosi, vedendo quel che mi circonda.
Ho 25 anni, ho ancora molto da capire, da scoprire e da imparare, ma se c’è una cosa che mi è ben chiara e stampata nella mente, è il fatto che l’italiano per natura è orgoglioso, del suo passato e della sua storia, orgoglioso al punto da pensare che quest’eredità possa giustificare la maleducazione, l’alterigia che ci portiamo addosso sia in casa nostra che specialmente in casa d’altri.

Un collega di lavoro mi raccontò che durante un viaggio in Italia, dopo aver perso l’aereo per trovare a Londra e aver chiesto un’informazione ad un “police man”, come lo definì, si sentì rispondere in italiano “Eh, insomma, qui lei è in Italia. È lei che dovrebbe parlare italiano, mica io l’inglese!”.
Un esempio che vale più di mille parole.
Un esempio che in parte giustifica il mio coprire i titoli dei libri con la mano, anche quando so bene che quella che dovrebbe nascondersi non sono io.
Non amo generalizzare, ma certi italiani in vacanza all’estero sarebbero da prendere a pedate nel sedere.
Io sono italiana, e su questo non ci piove, eppure, ogni volta che incontro delle persone di questo tipo, che mi fanno sentire così scomoda nelle mie origini mi domando, ma io, mi sento italiana?

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40 comments on “Ma io, mi sento italiana?

  1. Gianna Cerini
    9 January 2014

    Purtroppo non concordo moltissimo…
    Appena mi trasferii a Londra, per studio, mi ritrovai catapultata con tutta la mia italianità in quella splendida città e solo dopo qualche giorno, agevolata forse dagli ambienti che frequentavo, riuscii a ‘scrollarmi di dosso’ la ‘chiassosità’ o il modo di fare italiano (ce l’avevo anche io si, e per quanto stessi attenta non me ne rendevo conto, perchè son cresciuta abbracciando affettuosamente, dando il doppio bacio per salutare, gesticolando e a volte parlando non certo con tono dimesso). Mi adattai alla compostezza inglese e al loro modo di fare, che a me piace molto, sempre consapevole però che il mio era un adattamento a una cultura diversa e non a una cultura migliore o più giusta. Perchè è su questo che si dovrebbe riflettere, sulla differenza di cultura; io ho amiche tedesche per es. che alla mia domanda ‘ma che ci siete venute a fare in Italia?’ mi risposero ‘voi vi lamentate sempre che questo non va e quello nemmeno, ma avete un sacco di qualità che noi non abbiamo’. Questo è per dire che è tutta una questione di punti di vista e che è un peccato vergognarsi ( se non per la maleducazione e altre cose più gravi ovviamente).
    Ti riporto una mia esperienza in fatto di maleducazione, e chiudo se no mi dilungo. Anni fa andai a trovare un mio amico a Liverpool, e mi dette ospitalità a casa sua che condivideva con un ragazzo inglese del posto. Una sera, mentre io ero a cena con lui e altri di lui amici, l’inglese, che tra l’altro avevo visto solo per pochi minuti quindi non conoscevo, rientrò dal lavoro e iniziò a fare battute sul mio viso arrossito prendendomi in giro dinnanzi a tutti, io detti la colpa al troppo freddo ma, totalmente imbarazzata in quel momento, avrei voluto tirargli il bicchiere in faccia (e lui non era ubriaco!). Questo è un esempio banale per dire che la maleducazione purtroppo è conosciuta da molti, e che forse dovremmo prestare attenzione non solo ai cafoni italiani ma anche agli stranieri e che magari ti sarà capitato di incrociare per strada o sederti accanto in metro a un italiano senza però rendertene conto tanta era la sua compostezza ed educazione!

  2. jr
    5 April 2013

    sono a Londra da11 anni e di Italiani cosi’ ne ho visti a migliaia…ma solo quando sono in gruppo , da soli non sono cosi’ spacconi anzi dei timidini…

  3. stefano
    19 March 2013

    dimenticavo: non sopporto gli ubriaconi, casinisti e scassatutto quale che sia la nazione di appartenenza (ce ne sono un bel po anche in Italia), ma meno ancora sopporto gli italiani che si rendo ridicoli, anche in Italia!

  4. stefano
    19 March 2013

    Io non mi sento italiano in Italia! fai te!
    Non riesco a credere che l’Italia sia in queste condizioni, purtroppo la nostra nazione ha un piccolo difetto: è piena di italiani! Dovrebbero aprire dei centri di disintossicazione per guarire dall’attuale senso di italianità che è quanto di peggio ci sia potuto capitare: ignoranza a fiumi, arroganza a piene mani e disonestà a vagonate; e la tragicità della situazione attuale è rappresentata dal sentire comune, che individua le caratteristiche elencate, come caratteristiche positive!!!

  5. Pingback: Qualche piccolo chiarimento! | Una stanza tutta per sé

  6. Francesca
    18 March 2013

    Premetto che ho vissuto a Londra 2 anni, e 1 anno in Spagna.
    Ma mi ha colpito molto questa frase: “Ridono, tanto, rumorosamente, forse un po’ troppo.”
    Per fortuna, è ancora gratis.
    Per fortuna, quando si è giovani è lecito ridere. Anche rumorosamente. I suono di una risata fa bene al cuore.
    Preferisco ascoltare risate rumorose, che bacchettoni lamentarsi.

    Senza contare che l’inglese che esce dal pub ubriaco e che magari canta a squarciagola col viso tutto rosso e che a stento si regge in piedi e fa casino in strada scommetto che tu non lo hai mai incontrato, giusto? O magari preferisci quello a qualche risata e a qualche scherzo tra amici… Ma per favore.

    Cordialmente.
    Francesca

    • Federica
      18 March 2013

      Ciao Francesca,

      come ho espresso in seguito su Facebook, questo post è stato solo dettato dall’ennesimo episodio al quale ho assistito, sicuramente ce ne sarebbero stati altri più eloquenti.
      Il problema in sé non è stata la risata, ma l’atteggiamento e la presa in giro che sono venuti dopo e che mi hanno fatto rivedere la situazione, tutto qua.
      Sicuramente anche fra inglesi, così come fra gli spagnoli, i francesi, i tedeschi, e persone di qualsiasi altra nazionalità ci sono persone maleducate, non lo metto assolutamente in dubbio, ma il mio occhio cade principalmente sugli italiani, vuoi perché lo sono anche io, vuoi perché capisco la lingua.
      Mi ha infastidito il loro atteggiamento altezzoso e di presa in giro nei confronti delle signore giapponesi, quando ho visto quella cosa il fatto che fossero rumorosi è passato decisamente in secondo piano, ma ho preferito descrivere il mio modo di vivere quell’episodio fin dall’inizio, senza lanciare situazioni a caso e senza fornire un contesto.
      Ovviamente poi, questo è stato il mio modo di reagire alla situazione, qualcun altro avrebbe reagito sicuramente in un altro modo 🙂

  7. angel
    18 March 2013

    gli inglesi non dovranno mai imparare una seconda lingua, ogni tanto pero’ farli sentire meno altezzosi come ha fatto il poliziotto è cosa buona e giusta…

    • Federica
      18 March 2013

      Mea culpa, non ho specificato nel post che il mio collega è colombiano e non inglese, aveva semplicemente utilizzato l’inglese perché era convinto che fosse la lingua migliore per esprimersi in un contesto del genere.
      In un luogo come un aeroporto, dove moltissimi stranieri transitano, la preparazione linguistica di chi ci lavora mi sembra il minimo, a mio avviso.
      Non dico tanto, il minimo indispensabile 🙂

      • flapane
        18 March 2013

        Anche perchè solo negli apt in Italia, Spagna e Turchia ho trovato molti (se non tutti) dipendenti, addetti ed agenti che non parlano inglese. Ciò non farà media ed è solo la mia esperienza, ma è indicativa…

  8. Matteo
    12 February 2013

    Articolo piacevole e dannatamente vero. Purtroppo, in certe situazioni, nascondere la propria patria è inevitabile: tristissimo da dire, ma tant’è. Sempre meglio passare inosservati che confondersi con certe persone!

  9. dietabenesserepsiche
    10 January 2013

    Io non concordo tanto. O meglio, concordo a metà.

    Ovvero sia, è vero che all’estero capita di assistere a questo genere di scenette ad opera di italiani, ma capita anche di assistere allo stesso tipo di scenette ad opera di inglesi, spagnoli, americani e quant’altro. Ad esempio, io ho assistito a qualcosa di simile proprio sulla metro londinese, ma gli artefici erano un gruppo di ragazzetti britannici, alquanto sguaiati: non credo che la maleducazione giovanile abbia una nazionalità, dunque. Se consideri che Londra, poi, sta vivendo il problema delle baby gangs, a questo punto meglio dei ragazzini che fanno solo un po’ di sano casino piuttosto che dei piccoli criminali, no?

    Per il resto, io non mi sono mai vergonata di essere italiana, e nel periodo in cui vivevo a Londra mi sono sempre sentita rispettata dalle persone (inglesi, spagnole, tedesche, australiane, africane, polacche, indiane, ecc…) che frequentavo. Secondo me non bisogna addossarsi le colpe dei comportamenti altrui (ragazzini che schiamazzano, governo che manda in rovina il paese, famiglie caciarone), poichè ciascuno è responsabile solo di sé, ed ha la possibilità di rappresentare il proprio paese più che dignitosamente. A prescindere da quello che combinano gli altri.

    Magari quando uno straniero ti incontra, è vero che spesso ha la battuta pronta “Ah, Italia: mafia, spaghetti e mandolino” (e adesso all’elenco si è aggiunto anche Berlusconi, probabilmente…), ma se poi ti fai conoscere per quello che sei e dimostri educazione e rispetto per le tradizioni altrui, nessuno ti paragonerà mai a quelle persone sguaiate e maleducate. A me non è mai successo, e non ho mai dovuto né voluto nascondere il fatto di essere Italiana; quello dev’essere sempre un orgoglio, dato che l’Italia è il paese che ci ha visto nascere, crescere e diventare quello che siamo. Ciascuno risponda di sé, poi.

    Giuliana

    • Federica
      11 January 2013

      Hai ragione, anche a me è capitato di vivere situazioni di maleducazione create da persone (di tutte le età) che non erano di nazionalità italiana.
      Semplicemente credo di essere più portata a notare i comportamenti di italiani all’estero in quanto io, in prima persona, sono italiana.
      Sopratutto, la riflessione espressa nel mio post non era strettamente collegata all’età delle persone che ho incontrato, voleva essere un pensiero più generale, ho solo sfruttato quell’esempio per descrivere delle situazioni che mi è capitato spesso di vivere.
      C’è anche da dire che tu hai vissuto a Londra “parecchio” tempo fa, e ai tempi forse il numero di italiani era inferiore, non era come adesso, Londra sta diventando un calderone di personalità che non ti sto neanche a raccontare.
      Comprendo il tuo punto di vista comunque, la maleducazione non ha età né nazionalità.

    • Gianna Cerini
      9 January 2014

      Concordo assolutamente 🙂

  10. flapane
    9 January 2013

    “Ricordo di avere in mano un libro, e mi viene naturale, purtroppo, coprire il titolo scritto in italiano, con il palmo della mano.[…]
    Sono sempre stata fiera della nostra storia, del nostro passato, delle nostre tradizioni, eppure sempre più spesso quando mi guardo attorno non posso fare a meno di notare che una buona fetta degli italiani che incontro lungo il mio percorso se la meritano tutta la definizione di italioti.”

    I know what you mean.
    Ho avuto spesso le stesse reazioni, e mentre leggevo il post pensavo proprio all’ultima volta che sono passato per Londra, un mesetto fa, ed a come gli italiani (i quali possono gareggiare solo con gli spagnoli, in quanto a caciara) si comportino all’estero. Fra l’altro, sfottere l’accento british della Tube pare sia molto di moda.
    Mi è capitato di “far finta” di non essere italiano in contesti simili, e la cosa non è divertente. Neanche un po’.

    Un altro paio di esempi a tema, fra i tanti:
    La scorsa estate, in Central Park. The Pond è una grande area dove riposare o fare attività fisica, rigorosamente in tutta calma e senza infastidire nessuno. Fa caldo, mi stendo all’ombra di un albero.
    Dopo poco, una numerosa famiglia lombarda decide di accamparsi lì per un’oretta, iniziano a chiamare ad alta voce i figli ipereccitati (non si sa perchè), senza riuscire a calmarli.
    Con lo stesso tono di voce, “gridano” anche fra di loro, e dimostrano di aver colto la vera essenza di New York: parlano per un’ora di vestiti da comprare da Abercombie, e di bibitoni di Starbucks. Wow.
    Parecchie persone gli lanciano occhiatacce, soprattutto perchè continuano a chiamare i figli ad alta voce, e questi ultimi si danno da fare, per colpire il tronco dell’albero dove riposavo con una mazza (giuro!).
    Non si sono minimamente resi conto di essere diventati lo zimbello di Central Park, ma fa niente.

    Al ritorno da Londra, a Gatwick, invece, a causa di un ritardo di un’ora causata dalla “sparizione” di 5 persone che avevano attraversato il gate, ma non erano salite sull’aereo (non so cosa abbiano combinato), un ragazzo ha guardato una hostess (inglese) e l’ha incolpata del ritardo, dicendole ad alta voce ” …per colpa di ‘sta tossica!”. Tanto lei non poteva capire l’italiano.
    Ditemi se è un comportamento normale…

    • Federica
      9 January 2013

      Oramai non capisco più cosa sia normale e cosa no.
      Vorrei solo riuscirmi a stupire per qualcosa di positivo, o forse no, vorrei che il positivo diventasse normalità, ma forse chiedo troppo.

      Poveri noi 😦

  11. Cupcakes
    6 January 2013

    Condivido tutte le tue sante parole (gli italiani qui sono riconoscibilissimi anche in silenzio… figurarsi quando urlano, e cioè quasi sempre) tranne che le ultime frasi: qui in Inghilterra nessuno mi risponde in italiano perchè sono italiana. E, lavorando in una stazione internazionale, ti dirò che i francesi ti parlano spesso in francese convinti che tu debba capirli. Non ho mai difeso l’Italia né gli italiani, ma in questo caso diciamo le cose come stanno davvero: è normale ed ovvio che nel proprio paese si parli la propria lingua, e non è dovuto che chi lavora a contatto col pubblico conosca anche altre lingue (tranne chi lavora negli uffici informazioni per stranieri, mi pare ovvio -.-).

    Detto questo: a me, ahimè, nessuno mi ha mai scambiato per straniera. Sono italianissima anche nei connotati. Anzi ora che ci penso, qualcuno mi ha scambiata per spagnola, e l’ho preso come un insulto: gli spagnoli sono identici agli italiani secondo me.

    • Federica
      8 January 2013

      Ciao e grazie per il commento 🙂

      Concordo con te su ciò che hai detto dei francesi, è una cosa che ho notato anche io.
      Ammetterai però che chi lavora in aeroporto debba avere una minima preparazione inglese, specialmente se si parla di forze dell’ordine.
      In un contesto come quello mi sembra il minimo da parte di tutte le persone che ci lavorano, ed in ogni caso anche il mio collega si era sforzato di parlare una lingua che non era la sua lingua madre, avrebbe potuto mettersi anche a parlare in spagnolo, invece ha optato per l’inglese, proprio perché è la lingua più diffusa, la lingua più utilizzata per esprimersi fra stranieri. Rendo l’idea?
      🙂

  12. Angelina
    18 December 2012

    Cara Federica,
    condivido in pieno tutto quello che hai detto. La mia esperienza a Londra non è stata molto lunga (quasi 2 anni) ma ti posso dire che ogni volta che incontravo italiani in giro cercavo di starne ben bene alla larga! Pensa che con alcuni ho parlato anche in inglese, facendo finta di non essere italiana per quanto si erano mostrati incivili ed irrispettosi, come se esistessero solo loro. Io comunque rispondo alla tua ultima domanda scritta nel post: non mi sento italiana per niente.

  13. Andrea
    17 December 2012

    Non ho mai letto niente di più stupido. Mi permetto di motivare sinteticamente quanto appena scritto premettendo che vivo a Londra da due anni e, per carità, la circostanza che hai descritto è effettivamente realistica e accade spesso.

    Vorrei solo farti notare come il problema nel vagone sei te, non i ragazzi che si divertono, non facendo nulla di male! All’estero è pieno di persone come te che ancora non hanno le idee chiare sul concetto di nazionalità (in senso culturale) e sparano giudizi assurdi vergognandosi il più delle volte e vantandosi giusto se si parla della pizza. Hai mai visto come si comportano i turisti a Roma o Firenze? L’inglese medio (da cui parte della mia famiglia appartiene) primeggiano al mondo per ignoranza e superficialità. E, si, sto generalizzando: rendiamoci conto che noi italioti studiamo la loro lingua mentre loro pretendono di posare i piedi su ogni angolo del mondo e farsi capire senza il minimo sforzo.

    Discorso enorme da trattare. Il motivo per cui Londra (e non l’Inghilterra che è invece un paese decadente in crisi totale) piace tanto è che è luccicosa e addobbata 365 giorni all’anno. Mecca della Finanza si pensa solo al consumo e alla sopravvivenza per cui non mi sorprende che le persone immature siano ipnotizzate da questo suo labile fascino. Ecco noi Italiano siamo in genere persone più genuine e Londra ci fa esplodere solitamente con comportamenti da turista spaesato e ammaliato. Ma non ci trovo nulla di strano.

    P.S. sono capitato per caso nel blog ed in ogni caso ti faccio i complimenti

    Ad Maiora

    • Federica
      18 December 2012

      Caro Andrea, grazie mille per il tuo commento diretto e assolutamente sincero.

      In due anni a Londra devi aver avuto a che fare solo con italiani educati e mi fa molto piacere per te, t’invidio molto, purtroppo io non ho avuto altrettanta fortuna e questo post è solo la punta dell’iceberg di esperienze che ho accumulato, sia qui che in Italia, tanto per essere chiari.

      Grazie per i complimenti, anche se, nonostante tu pensi che io abbia scritto le “cose più stupide che tu abbia mai letto”, rimango della mia opinione, basandomi sulla mia esperienza personale, esattamente come continuerò a non utilizzare il comportamento di turisti stranieri all’estero come modello sul quale basare il mio, dato che ritengo sia di una bassezza inaudita.

      Grazie ancora.

    • Alice
      19 December 2012

      Andrea,

      Vivo a Londra da 3 anni e sono profondamente fiera di essere Italiana, mai rinnegherei le mie origini e la mia meravigliosa, ricca e straordinaria cultura.

      Una cosa va pero’ detta, mi capita spesso di salire in metro, in un bus o addirittura aspettando ferma ad un semaforo e di sentire gruppi di Italiani commentare il mio abbigliamento, colore di capelli, lunghezza delle unghie…Questo non capita soltanto a Londra.
      Saranno le mie origini mitteleuropee, ma nessuno crede che io possa capire quello che stanno dicendo e inevitabilmente gli sprovveduti finiscono per fare delle mastodontiche figure di merda.

      Parlo fluentemente altre 4 lingue e mai, mai, mai mi e’ capitato di sentire simili commenti in francese, arabo, tedesco…

      Il post di Federica e’ forte, ma credo che lei, come me, come tutti, abbia il diritto di esprimere la sua rabbia, frustrazione o qualsiasi altro sentimento provi nei confronti del suo paese.

      Come tutti l’Italia un po’ la si ama un po’ la si odia, crescendo anche noi arriveremo ad un compromesso!

      Buona serata a tutti, e per i Londoners, keep warm n dry

    • veronicaesiste
      21 March 2013

      Sono capitata nel blog dopo il video che hai fatto con Aldo. Rispondo ad Andrea per dire che non avrei potuto usare parole migliori di quelle usate da lui.

      Veronica

    • jr
      5 April 2013

      Se essere maleducati in pubblico, urlare e prendere in giro accenti o altre nazionalita’ e’ considerato essere ” persone genuine” allora che tristezza,…. si Londra e’ mecca della Finanza e io lavoro in quel settore proprio a Londra da tanti anni qui senza essere una persona che pensa solo al consumo ( che frase fatta usi….), cerco come tutti di avere il lavoro migliore che posso mai ottenere e che di sicuro in Italia non avrei .

  14. Simone Guerra
    14 December 2012

    Condivido molto quello che hai detto. Non sai quanto ero contento, quando vivevo a Londra, che la gente mi scambiasse per abitante del nord Europa. E ogni volta che vado all’estero con vergogna mi rendo conto di come siamo cafoni. Anche gli altri lo sono, è vero, certi atteggiamenti british sono poco sopportabili, per esempio le ubriacature costanti e devastanti che si prendono rovinandoti a volte il rientro a casa il venerdì sera.
    Però noi abbiamo quel qualcosa in più, quella sfacciataggine di credere che siamo meglio dei padroni di casa, sbruffoni e rumorosi, come se volessimo che ci notino, (tralasciando la nostra propensione a criticare la cucina italiana all’estero dimenticandoci che se si chiama Estero ci sarà un motivo). E mentre l’italiano cafone in vacanza lo fa credendo di essere figo perchè attira l’attenzione, gli osservatori lo guardano con sguardo di giusta critica.
    Per chi invece vive all’estero per un periodo lungo, è normale abituarsi almeno un po’ al modo di comportarsi locale. Nel caso di Londra acquisire quel contegno inglese che, benchè a volte possa essere ipocrita, ha un gusto piacevole, una specie di lubrificante dei rapporti con le persone con le quali sei constretto a convivere in una città grande come Londra. E mi piace, mi da quella sensazione di civiltà e di compostezza che amo, vissuta accanto alla voglia di vivere delle sere e dei momenti di allegria spesi nella città che a me è sembrata il centro del Mondo.

    • Federica
      14 December 2012

      Quoto ogni singola parola che hai scritto. Assolutamente tutto.

    • Antonia
      14 December 2012

      Hai assolutamente ragione! Hai racchiuso in poche righe tutto quello che anche io penso.

  15. desireediaz
    14 December 2012

    concordo in pieno! non sono italiana ma vivendoci da 18 anni ed essendo meta spagnola e meta americana ne ho viste e sentite di tutti i colori… ( e quasi sempre i maleducati erano italiani) non vedo l ora di tornare a londra una volta per tutte 🙂

  16. silvio
    14 December 2012

    mia nonna ha lavorato in Svizzera dal dopoguerra fino a quando è morta, quando tornava in Italia in treno per le vacanze parlava tedesco e si vergognava a dichiararsi italiana, come potete vedere sono passati parecchi anni ma la maggior parte degli italiani non ha migliorato ne imparato niente, ciao ragazze

  17. musastancadiessere
    14 December 2012

    Condivido in pieno tutto quello che hai scritto! 😉

  18. musastancadiessere
    14 December 2012

    Condivido tutto quello che hai scritto! Mi metto nei tuoi panni,e credo proprio che avrei scritto ogni singola parola di questo post.

  19. “Sono sempre stata fiera della nostra storia, del nostro passato, delle nostre tradizioni…” purtroppo è del nostro presente che abbiamo da vergognarci, è brutto da dire ma ultimamente anche io vado abbastanza fiera del fatto che anche in Italia mi scambino spesso per straniera

    • Federica
      14 December 2012

      Ti capisco perfettamente Patrizia e data la nostra reputazione all’estero in questo momento, certe scenate non ci fanno certo onore e non migliorano la situazione. I pregiudizi, purtroppo, sono in parte basati su delle realtà, che alcune persone (come quelle citate nel post), confermano 😦

  20. Shoreditchgirl
    14 December 2012

    Dimenticavo, il pollo fritto e il kebab mangiato in metro giusto sotto il tuo naso? I perpetuatori, ahime’, sono British….

  21. Shoreditchgirl
    14 December 2012

    Interessante pero’ ricordati anche della puzza d’alcool il venerdi sera sul bus e della loro ‘caciara alcolica’ quando invece tu sei proprio stanca e non vuoi stupide ragazzine senza scarpe che ti urlano nell’orecchio. Succede anche questo. Per il resto sono d’accordo e ho avuto questa esperienza numerose volte (qui da 7 anni).

    • Federica
      14 December 2012

      Hai assolutamente ragione, succede anche questo, ma in qualche modo la puzza dell’alcol il venerdì sera e la caciara alcolica li vedo con un occhio diverso, forse proprio perché alcolica. Anche gli inglesi a volte mostrano la parte peggiore di loro, nessun popolo è perfetto, ma gli italiani sanno sempre come farsi riconoscere. Anche quando sono sobri 🙂

  22. Lorenzo
    14 December 2012

    condivido in pieno il tuo pensiero.. purtroppo l’educazione è una “qualità” che non si può comprare!

    • Federica
      14 December 2012

      No, ma si può imparare, se una persona lo desidera 🙂

  23. antonia
    14 December 2012

    Ciao Fede!
    Mi trovi completamente d’accordo con te! Tutto ciò è vero.. purtroppo..!
    Sono tornata ieri da Londra (*-*) e ho notato la stessa cosa. Gli italiani all’estero sanno SEMPRE frasi riconoscere. Anch’io a volte mi chiedo: “Ma io mi sento italiana?”
    Londra è meravigliosa. Ogni singolo dettaglio di Londra è speciale.
    ciao Fede. un bacio

    • Federica
      14 December 2012

      Ciao Antonia, spero che il tuo viaggio sia andato bene e che ti sia divertita, e da quello che mi scrivi sembrerebbe proprio di sì 🙂
      E hai ragione, Londra è speciale, nonostante il tempo, i turisti caciaroni e gli italioti cafoni 😉
      Un bacio a te!

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