Una stanza tutta per sé

The London diary & other adventures

O2 Arena e Umpa Lumpa con le ali

Quando ti dicono che l’O2 Arena è grande, non ti rendi conto effettivamente di quanto lo sia.
Definirla grande è un po’ come definire Londra una bella cittadina. Altamente riduttivo.
E nell’esatto momento in cui ci ho messo piede, questa sera, la prima cosa che ho pensato è stata “Oh cazzo….”. I francesismi con me si sprecano, a volte.

Già dalla tube un’idea ce la si fa eh, non sono arrivata del tutto impreparata: tutta la passeggiata dalla metropolitana all’arena è coperta, ristoranti, caffè, locali ovunque, sembra quasi di essere in un centro commerciale più che in una venue per concerti.
Mega schermi ovunque e omini della O2 vestiti di bianco, tutti uguali manco fossero degli Umpa Lumpa, che sorridono e aiutano tutti, nelle loro giacche con alette da angelo stampate sulla schiena.

Degli Umpa Lumpa con le ali.

Amo i concerti raccolti, quelli intimi, quelli nei quali il cantante ce l’hai lì, proprio lì davanti a te, mi fanno impazzire, quelli in cui pare quasi di stare nella cantina di casa. Ma quelli nelle arene tolgono sempre il fiato, anche solo per la quantità di persone imbarazzante che ci si ritrova affianco, tante piccole formichine che saltano, ballano e urlano.
Un formicaio umano in subbuglio per poche persone su un palco.

I posti in piccionaia sono sempre una grande certezza in queste occasioni, ma non ci si può lamentare, finché l’acustica rende e ci sono un paio di mega schermi, per la modica cifra di £35.00, posso reputarmi una donna felice e soddisfatta.
E a sto giro c’era tutto: mega schermi, acustica da panico e cantante da svenimento. Il tutto ad un’altezza da giramento di testa, per la gioia delle mie vertigini.

Non so nemmeno perché avevo comprato il biglietto, conoscendo solo un paio delle sue canzoni, ma andando a naso mi son detta che ne valeva la pena, ed infatti così è stato. Mea culpa, penserete che sono una povera stolta, primo perché non conosco come si deve Florence & The Machine, secondo perché spendo soldi per andare a vedere un concerto di una cantante che non conosco bene.
Quello è il mio problema. Avessi i soldi mi farei un concerto al giorno, son peggio di una droga.

È l’atmosfera, i giochi di luce, il bagno di folla e la musica che rimbomba nella cassa toracica, che sembra riuscire a trovare la via giusta per riuscire ad arrivare al cuore e liberarti da ogni altro pensiero che non sia stare bene. La musica è una cura per l’anima, i concerti sono il modo più veloce per assimilarla.
Che io sia seduta, in piedi, che io stia saltando o che sia ferma, c’è sempre un qualcosa che fa “click”, come se dentro di me tutto riuscisse a ritrovare un ordine, una forma, un puzzle che ritrova una logica, tutto torna.

Ma questa non è Londra, non è solo Londra almeno. Questa è la musica, prima di tutto, sopra di tutto.
Eppure, da quando sono qui, ad ogni concerto, nell’esatto momento in cui chi è sul palco grida “London!!”, mi si stringe il cuore.
Ed è successo anche stasera, perché so che dentro a quel “London!!” ci sono anche io, piccola ed insignificante, ma ci sono.
Ci sono, sono qui.

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This entry was posted on 7 December 2012 by and tagged , , , , , , .

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