Una stanza tutta per sé

The London diary & other adventures

White

Che io non fossi una maga del tempismo si era capito, ma il mio landlord a quanto pare mi segue a ruota.
Sono due anni che vorrei che il mio appartamento fosse imbiancato e il genio si è svegliato solo ora, a fine novembre.
Periodo ideale per una bella imbiancatura vero? No comment.


Ma vediamo il lato positivo, sono in vacanza e ho del tempo da poter dedicare alla mia casa per renderla ancora più accogliente, più curata.
Abbiamo staccato tutte le fotografie, i poster, gli stickers, abbiamo spostato tutti gli armadi, le cassettiere e l’unica cosa che ci manca sono i letti, che per ovvie ragioni non sposteremo, a meno che non vogliamo rischiare un’ernia fulminante.
Ho staccato gli stickers dei miei fiori dalla parete della cucina, quelli che avevo attaccato tre anni fa, appena entrata in questa casa, quelli che ho avuto sotto gli occhi negli ultimi due anni ogni mattina a colazione e durante ogni discussione.
Quelli che osservavo mentre scrivevo la maggior parte dei miei post e pagine di diario.
La mia casa in questo momento assomiglia moltissimo alla carcassa spoglia fatta di semplici muri e porte nella quale mi sono trasferita tre anni fa, niente di personale, niente che richiami alla mente ricordi, niente di niente: un territorio neutro sul quale costruire, ricominciando a dipingere nuovi colori con la vita di tutti i giorni.
Vedere la mia casa esattamente com’era in quel periodo mi fa una sensazione strana, quasi surreale.
Ho con me la ricchezza dei ricordi, riesco a vederla con degli occhi diversi, non più attraverso l’immaginazione, ma con la certezza di cosa metterò in quell’angolo, che cosa appenderò a quel muro.
Ho osservato i segni sui muri, la colla dei post it che li sporca e che mi ricorda dei messaggi che lasciavo alla mia coinquilina quando si dimenticava di lavare i piatti o il sugo sul soffitto, risultato di una ricetta che ha creato qualche problema durante la sua realizzazione.
Ci sono delle macchie di vino, che non sono mai riuscita a pulire completamente, ricordo di un house party con i miei colleghi di lavoro, due anni fa, i buchi dei quadri che abbiamo appeso e poi tolto, le macchie sui muri del bagno.
Insomma, si può essere legati a delle macchie, a dei graffi, a dei buchi nei muri?
Forse la mia ipersensibilità mi sta portando verso il delirio, eppure sento che quello che sta per succedere a questa casa non è una semplice imbiancatura.
Porto dentro di me graffi e macchie, esattamente come li portano i muri di questa casa, eppure so che questo è il momento più giusto per coprirli, per poterli mettere da parte e ricominciare su una tela bianca.
Non intendo dimenticare: so che ogni volta che guarderò il soffitto mi verrà in mente la mia coinquilina pazza e che quando guarderò il muro in cucina mi verrano in mente i baci più belli.
Ma non ho niente dentro di me che abbia bisogno di essere detto o di essere fatto, non più: ho fatto tabula rasa e so che non esiste niente e nessuno al quale io non abbia detto tutto ciò che dovevo dire o con cui non abbia fatto ciò che mi sentivo di fare.
Vi è mai capitato di sentirvi talmente in pace con voi stessi da sentirvi vuoti?
Di non avere rimpianti, rimorsi, niente “ma se” o “eppure”, niente di niente.
Ecco, in questo momento mi sento esattamente così e qualsiasi cosa mi porterà il futuro so che l’avrò costruita su questa condizione mentale.
Forse il tempismo è una questione relativa, se tutto ciò fosse successo quest’estate forse non l’avrei vissuta esattamente come la sto vivendo adesso.
Forse il caso non esiste e se questa colata di bianco arriva dopo tutto questo tempo è semplicemente perché è giusto che sia così, ora riesco ad accettarla come mai sarei stata in grado.
Non so con che occhi guarderò le pareti di questa casa, dipinte di un bianco scintillante, ma so con certezza che le guarderò con un sorriso e con la convinzione che il meglio deve ancora venire.
Sempre.

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