Una stanza tutta per sé

The London diary & other adventures

Nella luce delle sei

Se ne stava seduta, fissando il vuoto, un punto d’indefinibile lontananza situato tra l’angolo del tavolo e l’orizzonte, immersa nella luce lattiginosa che lentamente si diffondeva per casa, mentre il pomeriggio s’infilava nella sera.
L’imbrunire è uno di quei momenti della giornata che o si odia, o si ama.

Nel suo caso specifico era il metro con cui calcolava il passare delle stagioni, le sfumature che esse trascinavano e gli stati d’animo che rimanevano impigliati in una rete di ombre cinesi.


Aveva scelto quella casa proprio per questo, perché in qualsiasi momento della giornata le sue pareti erano dipinte dai colori della luce e riflettevano perfettamente la stagione che quell’immensa città stava vivendo. “Ciò che c’è fuori c’è anche dentro, ho sempre l’umore della città sotto gli occhi” si diceva.

Durante la primavera e l’estate il riverbero del sole al tramonto creava mille disegni sui muri, danzando insieme alle ballerine ritratte nelle foto appese, sagome di animali e paesaggi lontani, le sottili linee di luce che le veneziane lasciavano filtrare, ripiani immaginari per i sogni ancora da scoprire.

Ma l’inverno e l’autunno erano tutta un’altra cosa.
Il primo freddo le portava sempre un po’ di malinconia, quella matassa di nostalgia grande quanto una noce che le rimbalzava tra la mente e lo stomaco, che a volte si piazzava lì e ci rimaneva per ore.
In cambio si portava via il bagliore, l’iridescenza, il calore.

Esiste un momento della giornata, per tutti, durante il quale l’unica cosa sensata da fare sembra essere accoccolarsi in un angolo morbido, lontano dagli spigoli della memoria e chiudere gli occhi, aspettando che passi il più in fretta possibile.
Ed è così che lei se ne stava, rannicchiandosi sempre di più, trattenendo le ginocchia con le mani come se le gambe potessero scapparle da un momento all’altro, sperando che quel gheriglio di emozioni torbide non trovasse via d’ingresso e passasse oltre.

Il crepuscolo d’inverno era il momento dei ricordi, spesso dei rimpianti, a volte dei rimorsi, quelli che arrivano e ti si lanciano addosso come uno schiaffo in pieno viso, come una doccia gelida.

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