Una stanza tutta per sé

The London diary & other adventures

Voce del verbo “Tornare”

Tornare : riportarsi, dirigersi verso il luogo da cui si era partiti.

Continuo ad interrogarmi sul significato di questo verbo, se non altro perché non riesco a trovare un significato che sia “mio” da poter applicare ad esso.
Si decide di partire, di passare del tempo in un paese che non è il proprio, di mettersi in gioco, di affrontare problemi, di crescere, di capire, di confrontarsi. E poi?
Tornare, per quello che mi riguarda, credo sia la più difficile decisione da prendere, specialmente dopo così tanto tempo dalla partenza.


Impacchettare pezzi di vita, vestiti, soprammobili, oggetti che trascinano con loro una quantità di ricordi difficilmente quantificabile a gesti e parole, il biglietto di un concerto, una fotografia, lo scontrino di un regalo speciale.

C’è una canzone che dice “L’educazione non prevede che si possa andar via bene, senza stare un poco male..”, e questa frase mi ritorna alla mente ogni singola volta che da Londra vado a casa o che da lì ritorno qui nell’isolotto britannico.
Difficilmente mi succede di stare male ad una partenza, non provo tristezza, non piango, non ne risento particolarmente, il che forse fa di me una persona particolarmente “maleducata”, seguendo il ragionamento della canzone sopracitata, forse semplicemente perché vivo la mancanza come un processo lungo e in costante crescita.
Ed è proprio questo il punto.
Potrei andarmene domani stesso da Londra e probabilmente non percepirei il peso della mia decisione in quel preciso momento, ma so che prima o poi i nodi arriverebbero al pettine, mi ritroverei persa nella mancanza della mia Londra, dei miei luoghi, dei miei marciapiedi, dei miei angoli di mondo in cui mi rifugio per riflettere.
Tornare per me vorrebbe dire prendere una decisione sapendo che le conseguenze della stessa arriverebbero dopo molto, molto tempo.
Forse arriverà il giorno nel quale guarderò il cielo e capirò che è arrivato il momento di levare le tende e di dirigermi verso nuove avventure, semplicemente capirò che il mio posto non è più qui e che la mia presenza avrebbe più senso in un altro luogo: arriverà.
Mi guarderò intorno e capirò, so che succederà.

Già.

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5 comments on “Voce del verbo “Tornare”

  1. the LondonHer
    17 July 2012

    Il distacco è difficile, richiede tempo, forza e va elaborato.
    Non esiste alcuna relazione positiva se al suo interno non c’è quello che in pedagogia chiamiamo “congedo”.
    E’ un passo che va fatto, non necessariamente facendo una valigia ma va fatto.
    Scusate, deformazione professionale!
    In ogni caso..complimenti a Federica che l’ha già fatto e a Margherita che lo farà. E a me che ci sto lavorando su!

  2. Iris
    16 July 2012

    Sei destinata ad essere cittadina del mondo, a non sentire l’appartenenza ad una terra perché appena la calpesti senti il richiamo dei luoghi che hai lasciato. Meglio questo, piuttosto che la clausura in un villaggio mentale dove ti illudi di possedere il giusto ed il bello. Ecco perché guardo la valigia che tra poco riempirà Margherita e quello che provo non è solo il dolore del distacco. Brava, Federica, sei stata coraggiosa.

    • Federica
      17 July 2012

      Sono d’accordo con te Iris, ed è una sensazione bellissima e al tempo stesso destabilizzante, riuscire a convivere con una concezione di “casa” così non è per niente facile. Ad ogni modo hai ragione quando dici che è meglio questo che la clausura mentale, nella maniera più assoluta. Margherita sta intraprendendo un bel percorso, la farà crescere e maturare moltissimo. Ha la forza di mettersi in gioco al 100%.

  3. the LondonHer
    16 July 2012

    E se poi capisci che invece è proprio qui il tuo posto?
    Sono qui da due mesi, e ora l’ansia ce l’ho al pensiero di tornare a casa, la mia casa.
    Come cambiano le sensazioni.

    • Federica
      17 July 2012

      Dopo tre anni ho vissuto parecchi periodi. Dal periodo del “che cosa ci faccio qui?” a quello del “ma cosa torno a fare a casa?”. Ora posso dire con certezza che Londra non sarà il luogo in cui io vivrò tutta la vita. E’ il mio luogo in questo momento, ma fra un paio d’anni o giù di lì credo che sentirò la necessità di andarmene… 🙂

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