Una stanza tutta per sé

The London diary & other adventures

La scoperta dell’acqua calda

Il tempismo non è mai stato il mio forte, anzi.
Diciamo che ci faccio a cazzotti un giorno sì e un altro anche.
Eppure ogni tanto, per una serie di coincidenze quali congiunzioni astrali ed allineamenti di pianeti, il cosmo sembra venirmi incontro ed evitarmi qualche ulteriore figura di merda.
Oggi, evidentemente, era una di queste giornate.
Nell’intento di organizzare un meeting utile e costruttivo, una delle mie prof ci ha dato la possibilità di incontrare alcune personalità di una famosa catena alberghiera leader nel campo dell’hospitality a livello mondiale.
“Figata!” direte voi.


Una palla mortale, vi rispondo io.
Alt, no.
Diciamo che un lato positivo nella faccenda c’è stato, ovvero farmi qualche domanda esistenziale.
Dopo un’ora e quindici minuti di discorsi entusiastici su quanto la compagnia sia in espansione, di quanto sostenga i propri impiegati, premi gli sforzi con avanzamenti di carriera quasi ovvi per tutti coloro lavorino al suo interno qualche domanda è sorta ovvia.
E dalla mia, come sempre, un pensierino al mio essere donna mi è balzato alla mente.
Ed è allora che il tempismo, per una volta, è stato dalla mia parte.
“Vorrei sapere qual’è la proporzione di donne e di uomini a livello manageriale nella compagnia se possibile..”
L’entusiasmante rappresentante della compagnia in questione ha un attimo di smarrimento.
“Beh, nella compagnia operiamo una politica di parità sotto tutti i punti di vista…”
E sento un genio (anzi no, unA geniA) qualche fila dietro di me che sbraita: “Certo, ci sono le leggi, devono avere per forza parità di uomini e donne”.
Grazie tante, esistono anche leggi che regolano chiaramente i pagamenti delle tasse, eppure chissà com’è c’è chi le evade, mi verrebbe da dirle.
“No beh, certo… Intendevo nella realtà, quante donne presiedono livelli manageriali in questo momento..”
“Cinquanta e cinquanta, assolutamente, non vedo per quale motivo non si dovrebbe, la nostra manager è donna, nella nostra area su quattro hotel due sono rappresentati da…”
Ok, il principio è chiaro: la scoperta dell’acqua calda.
Non potevo aspettarmi risposta diversa ad una presentazione del nuovo sito di reclutamento personale di codesta compagnia d’altronde.
Insomma, la domanda per quanto possa sembrare buttata lì a caso in realtà ha un senso ben preciso.
Studio management e sono una donna, queste sono due certezze.
E’ veramente possibile per una donna riuscire a raggiungere posizioni di top management? Direi che il punto di domanda dice tutto.
Accetterei tutto, se fosse il lavoro dei miei sogni, il fatto di dover lavorare 50 ore a settimana, fare le ore piccole, turni improponibili, non avere vita sociale, dimenticare le gitarelle fuori porta e tutto quello che ne consegue (giusto per citare le rinunce più futili che non solo una donna dovrebbe accettare per amor della carriera).
Ma loro, loro sarebbero pronti ad accettare il fatto che sono una donna?
E che, nel bene o nel male, lo stesso motivo per cui ogni donna fa più fatica di un uomo a far carriera è lo stesso motivo per cui siamo noi, fondamentalmente, a mandare avanti la baracca?
Mi riservo qualche dubbio, che insieme agli altri formano una lista sempre più lunga e ancora irrisolta.

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3 comments on “La scoperta dell’acqua calda

  1. Iris Taverna
    7 May 2012

    Speravo tanto che, fuori dell’Italia, un quesito simile non avesse ragione di essere. Invece….

    • Federica
      7 May 2012

      E’ sicuramente meno forte che in Italia, però esiste anche qui. Esiste ovunque.

  2. Ismael Liceras Ortiz
    26 April 2012

    Ho appena scoperto questo blog e mi piace tantissimo, e una grande opportunita’ per leggere qualcosa molto interessante in italiano, cosi lo miglioro!
    Sono spagnolo e lavoro in UK da piu da un anno fa. Mia azienda e’ americana, ma funziona nel modo britannico e posso dire che ci sono donne che fanno i capi e lo fanno veramente bene.
    Nel paesino dove vivo conosco altre donne che anche fanno lavori importanti. Per la mia esperienza posso dire che, al meno nella mia azienda, non sono interessati a chi sei, invece a cosa sei fare e quanto ti piace tuo lavoro.
    Mio inglese non era perfetto quando ho fatto il colloquio, il mio amore per questo lavoro e come lo faccio ha piaciuto 😉
    Quello piu’ importante e’ non pensare ai limiti, i limiti bloccano! Sembra che a te piace tantissimo il tuo lavoro, sicuro non hai problemi per trovare quello che vuoi 🙂

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This entry was posted on 26 April 2012 by and tagged , , , , , .

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